SUSSIDIO
PER I BAMBINI

Natività di San Giovanni Battista

Mara Colombo

 

Oggi festeggiamo il compleanno di San Giovanni Battista. Voi festeggiate il vostro compleanno? E quello delle persone a cui volete bene? ... Immagino di sì!

Ma perchè festeggiamo il giorno in cui siamo nati? Perchè ci piace, ogni anno, creare dei momenti di gioia, magari davanti ad una torta con le candeline da spegnere e qualche sorpresa da scartare?

Festeggiare il compleanno di qualcuno è il modo che abbiamo per dirgli che la nostra vita non sarebbe stata la stessa senza di lui! Saremmo molto più poveri senza la sua amicizia, il suo affetto e la sua presenza. Ecco perchè festeggiamo la nascita dei nostri amici e dei nostri familiari.

Non è una festa qualunque un compleanno! E' una cosa seria e importante!

E così la Chiesa festeggia la nascita di Giovanni Battista perchè nessuno di noi sarebbe stato lo stesso se lui non fosse nato!!! E voi penserete: ma non lo abbiamo incontrato, non è un nostro amico "diretto". Come può lui aver avuto un ruolo importante nella nostra vita?

Eppure ...

Lui è stato pensato da Dio perchè annunciasse al mondo - e perciò anche a noi - la venuta di Gesù sulla terra. E lo ha fatto benissimo! Gridava dal deserto fino sulle rive del Giordano l'invito a convertirci, a fare spazio nella nostra vita a Gesù. E' da lui che dobbiamo imparare a fare quello che dice il Salmo di oggi: lasciare che Dio faccia di noi una meraviglia stupenda!

San Giovanni Battista è stato l'esempio per noi di come la nostra vita può diventare luce per gli altri, annuncio dell'Amore che Dio ha per noi e per tutti!

San Giovanni Battista è per noi un esempio fantastico da imitare. Oggi festeggiamo il suo compleanno per dirgli che noi, grazie a lui, a ciò che ha detto e fatto, ora sappiamo che fare posto a Gesù, accoglierlo e dirlo a tutti fa della nostra vita quello che Dio ha sempre desiderato per noi ... fin da quando ancora eravamo nella pancia della nostra mamma!

Auguri San Giovanni Battista e grazie! Cercheremo di imitarti!


SUSSIDIO
PER I BAMBINI

XIII Domenica per annum

Piera Cori

 

Buona domenica a tutti voi carissimi. State bene? Penso proprio di sì. Questo periodo di vacanza è tempo di gioia. Il tempo trascorre più sereno, siete meno assillati dagli orari, dai compiti, dai ritmi che quotidianamente avevate durante il periodo scolastico. Penso che qualcuno di voi abbia iniziato a fare attività in parrocchia, con tanto divertimento e tante opportunità per crescere e incontrare nuovi amici e fare nuove esperienze.

La scuola pubblica è chiusa, ma c’è una scuola che non chiude mai perché è scuola di vita, è scuola che serve alla nostra vita. Questa scuola è la vostra famiglia ma è anche la Chiesa dove siamo chiamati, insieme, grandi e piccoli, a imparare da Gesù a comprendere ciò che ci aiuta ad essere come lui nell’amore, nel bene, nel servizio gioioso agli altri, quelli della vostra famiglia e quelli che incontriamo fuori.

Il Vangelo di oggi, a questo proposito, offre un grande insegnamento. Ci troviamo alla fine del capitolo 9 del Vangelo di Luca, l’evangelista che ci accompagna in tutto il tempo liturgico ordinario (quando cioè il sacerdote che celebra la Messa si veste di verde). Il brano proposto dalla liturgia di oggi apre la seconda parte di questo bellissimo Vangelo in cui l’autore ci presenta il viaggio di Gesù a Gerusalemme dove il Maestro sarà arrestato, condannato e crocefisso.

L’evangelista, per dirci questa cosa importante, ce la dice in questo modo: Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme.

L’evangelista usa il termine “elevato” per parlare di tutto il mistero della nostra salvezza, cioè della passione, morte, resurrezione e assunzione di Gesù. Questi sono i misteri della nostra salvezza, cioè i gesti visibili di quanto io, tu, noi tutti siamo amati da Dio.

Gesù sa bene che la città di Gerusalemme, con i suoi capi politici e religiosi, gli sarà ostile… tutta la prima parte del Vangelo lo ha mostrato con le varie dispute tra lui e i farisei e i dottori della legge che restano sempre scandalizzati dalle sue parole e dai suoi gesti.

Il Maestro ne è pienamente cosciente e, nonostante tutto - dice il Vangelo - prende la ferma decisione di mettersi in cammino verso questa città. Pensate che la traduzione letterale di questa frase dice così: “Egli rese duro il suo volto”, noi diremmo “strinse i denti” (vi è mai capitato quando dovete fare uno sforzo grande?). Anche Gesù, cosciente di ciò che lo attende a Gerusalemme, raccoglie tutte le sue forze per vincere la paura e continuare di scegliere di fare la “cosa giusta” per rimanere fedele al progetto di amore del Padre.

Fare la cosa giusta secondo voi è facile o difficile?

Per un ragazzo della vostra età, che cosa può significare “scegliere di fare la cosa giusta”? In oratorio, ad esempio, seguire gli altri ragazzi più piccoli, sostenere chi nel gioco è meno bravo, oppure al termine della giornata aiutare gli animatori a fare ordine e raccogliere i giochi sparsi, le cose in disordine, le carte per terra. Cosa vuol dire fare la cosa giusta a casa, con i genitori, con i fratelli, con i nonni? Provate a pensare e a darvi delle risposte perché le risposte, se ascoltate il vostro cuore, le avete giuste!

Per Gesù abbiamo detto che fare la cosa giusta è rimanere fedele all’amore del Padre e alla chiamata, alla vocazione per cui è venuto sulla terra. Egli ci mostra questa adesione attraverso la sua ferma volontà che esprime con un volto duro, non perché cattivo, ma perché in tensione per vincere la paura proprio come si fa prima di affrontare una importante gara atletica. Se voglio vincere una gara sportiva, fare la cosa giusta significa impegnare la mia vita, le mie forze, concentrarmi, allenarmi perché questa cosa si possa realizzare, sapendo che nella gara incontrerò altri ragazzi ben determinati come me. Devo rimanere concentrato su ciò che devo fare senza lasciarmi distrarre da tante cose.

Il Vangelo di oggi continua il suo racconto mostrando cosa significa rispondere concretamente alla vocazione, alla chiamata che tutti noi abbiamo ricevuto il giorno del nostro battesimo.

Ci sono tre personaggi ma possiamo dire che sono tre esempi che ci aiutano a capire cosa vuol dire vivere la vocazione facendo la scelta giusta.

Il primo personaggio si avvicina a Gesù e gli dice: Ti seguirò dovunque tu vada, cioè senza limiti, senza condizioni. Gesù, a questo ragazzo che a noi sembra davvero molto generoso, dà una risposta che un po’ ci spiazza: ve la ricordate? “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. Come a dire: guarda che se tu mi segui per cercare sicurezza, stabilità io sono un maestro sempre in viaggio e non ho neppure un luogo per riposare come hanno le volpi e gli uccelli del cielo, animali che nel Vangelo sono considerati di poco conto, di poco valore. Gesù evidenzia che persino quegli animali di poco conto hanno una tana, una casa che Lui non ha.

Il Cristiano è uno che segue Gesù. È una persona in cammino, itinerante proprio come il suo Maestro. Questo cammino nel Vangelo non avviene solo con i piedi, ma anche e soprattutto col cuore, con la mente, con le mani. Camminare col Signore significa non solo essere in comunione con lui, ma compiere i gesti di vita, cioè i gesti che danno benessere a quanti incontriamo.

E sulla strada Gesù incontra tanta gente. A uno di loro dice: “Seguimi!”. E un altro prende l’iniziativa e gli dice: “Ti seguirò!”.

Ma tutti e due si mostrano poco pronti davvero a seguire subito il maestro. Infatti dicono SÌ ….però… prima… però ….devo …

Se ci pensate non succede così anche a voi quando la mamma vi chiede di fare subito una cosa? La prima risposta è SÌ, la faccio ma prima voglio finire di guardare il video, o di giocare o di fare un’altra cosa! Non si è mai disponibili davvero. La generosità è una qualità che va allenata ogni giorno. Per allenarla possiamo sempre ripeterci la domanda che oggi si siamo detti più volte: “Cosa significa in questo momento fare la cosa giusta?”.

Voi che siete giovani magari pensate che questo Vangelo, che la chiamata che Gesù ci rivolge, non vi riguardi. Pensate di essere troppo giovani. Vi posso assicurare che non è così. Nella Bibbia troverete ragazzi e ragazze che sono stati capaci di dire SÌ al Signore che li chiamava, che aveva bisogno di loro. La storia della salvezza, la storia dell’amore di Dio, viaggia con noi attraverso la nostra vita proprio adesso, ora. Viaggia con il nostro SÌ che diciamo in questo momento: il mio, il tuo. Non basta e non è sufficiente che ci sia il SÌ del mio amico… ci deve essere anche il mio. Dio ne ha davvero bisogno!

Proviamo oggi, dopo la Comunione, a dire il nostro SÌ al Padre che ci chiama attraverso il suo figlio Gesù perché vuole, per mezzo della nostra vita, mostrare il suo amore a quanti incontriamo in questa settimana e in tutto questo tempo di vacanza!

Buona domenica!

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