SUSSIDIO
PER I BAMBINI

Natività di Giovanni Battista

Tiziana Mazzei

 

Carissimi bambini oggi è la solennità della nascita di S. Giovanni Battista. Di solito la Chiesa celebra i santi il giorno della loro morte; S. Giovanni Battista (Battista vuol dire battezzatore) insieme a Maria, sono gli unici santi di cui si festeggia non solo il giorno della loro nascita al cielo (ossia il giorno della loro morte), ma si festeggia anche il giorno della loro nascita qui sulla terra.

Questo perché sono entrambi collegati in modo molto stretto con Gesù: Maria è la sua mamma e Giovanni è suo cugino. Giovanni, infatti, è il figlio di Elisabetta, cugina di Maria.

Giovanni ha avuto un ruolo speciale: ha preparato la strada alla venuta di Gesù.

Giovanni ha speso tutta la sua vita per testimoniare quello che aveva visto: Dio che si è fatto uomo in Gesù per poter trasformare ciascuno di noi in Lui.

Giovanni, prima ancora che con la sua parola, ha predicato con la sua vita. Egli è vissuto nel deserto in maniera molto austera: si vestiva di pelli di cammello e si cibava di locuste.

Era un uomo molto coraggioso: osava rimproverare persino il re quando non osservava la legge di Dio. Proprio per questo è stato ucciso. Sì, Giovanni è morto martire perché ha voluto difendere la verità più della sua vita.

Il Re aveva preso in moglie sua cognata, la moglie, cioè, di suo fratello; Giovanni gli ha fatto notare che questa cosa non era giusta e, la cognata, offesa da questo rimprovero, alla prima occasione, gli fa tagliare la testa.

Giovanni non si sconvolge. È perseverante. Tutta la sua vita è un continuo annuncio di Gesù. Il Cristo stesso lo loda e dice che tra i nati di donna nessuno è più grande di Giovanni il Battista.

Oggi nel Vangelo abbiamo una questione da risolvere: che nome mettere a questo bambino? Sia padre che madre concordano: si chiamerà Giovanni.

I parenti fanno notare che nessuno degli avi porta questo nome, ma i genitori non desistono: Giovanni è il suo nome.

Giovanni è chiamato a vivere una missione particolare, la sua missione corrisponde al significato del suo nome. Per gli ebrei il nome di una persona indicava anche la sua vocazione.

Giovanni significa Dio è misericordioso, Dio ha fatto grazia.

Che cosa dice questo brano a noi oggi?

Anche noi abbiamo un nome… anzi oggi vi vorrei dare il compito di indagare il significato del vostro nome. Ognuno di noi è irrepetibile, unico, originale… che meraviglia!! Non è mai esistito né mai esisterà un altro identico a me.

Dio ha davvero una fantasia infinita.

Pensiamo alle impronte digitali: ognuna di noi le ha diverse. Sembra impossibile che un tratto di dito così minuto possa avere miliardi di varianti.

La vita è preziosa, anzi preziosissima. Non lasciamoci vivere ma viviamo giorno dopo giorno consapevoli di quello che scegliamo e facciamo.

La vita è troppo breve per poterla sprecare o impiegare in qualcosa meno della santità.

 

Sì, avete capito bene… anche noi siamo chiamati al pari di Giovanni il Battista, a diventare santi. Che vuol dire? Anche noi siamo cioè chiamati a scoprire dove e cosa Dio ci chiama a essere e fare e poi ad impegnarci nella vita di tutti i giorni.

Come si fa a capire quale è la nostra chiamata?

Forse che Dio ha già scritto il nostro destino? No, ognuno di noi può scoprire la sua chiamata semplicemente vivendo da figlio di Dio, cioè imitando Gesù soprattutto nel suo parlare continuamente con il Padre. Dio ha già impresso nel tuo cuore quello che desidera da te e che ti rende felice; guarda il tuo cuore, il tuo desiderio e domandati: “cosa mi piace fare? In che cosa ho successo? Di che cosa c’è bisogno in questo momento della storia e in questa area geografica?”

Ora che tornate a casa vi invito a trascorrere tempo con i vostri genitori e insieme vedete le varie professioni e vocazioni possibili e provate a immaginarvi in una di esse. Facendo spesso questo esercizio scoprirete presto la vostra missione.

Concludiamo pregando insieme:

“Dio che hai mandato Giovanni il Battista a preparare la strada per tuo Figlio aiuta anche noi a scoprire e realizzare giorno dopo giorno la nostra chiamata. Amen”.


SUSSIDIO
PER I BAMBINI

XIII Domenica per annum

Maria Teresa Visonà

 

Il Vangelo di questa domenica, a prima vista, inizia in modo un po’ strano...

Vorrei chiedere a voi, infatti, se volete più bene al papà e alla mamma oppure a Gesù.

Non abbiate paura di dire quello che sentite nel cuore, perché penso che tutti i bambini la pensino allo stesso modo… io credo che vogliate più bene al papà e alla mamma ed in questo non c’è proprio niente di male! Loro, infatti, vi hanno fatto nascere, vi hanno cresciuto, vi accudiscono, vi raccontano le fiabe se glielo chiedete, vi aiutano nei compiti, vi coccolano, vi consolano e… chi ne ha più ne metta...

Quante attenzioni, quanto amore nei vostri confronti... ed è normale che voi ricambiate questo loro amore! È proprio questo quello che Gesù vuole.

Ma allora cosa vuol dire Gesù quando dice “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me”?

Vuol dire una cosa molto importante, e cioè che l’amore che noi abbiamo nei confronti delle persone deve basarsi, deve mettere le fondamenta su un amore più grande: l’amore di Gesù per noi e l’amore nostro per Gesù.

Facciamo un esempio: avete mai fatto una costruzione con le carte da gioco? Quelle costruzioni che si fanno mettendo una sopra l’altra le carte in modo tale da realizzare una piramide?

Io lo facevo spesso quando ero piccola e non sempre riuscivo ad arrivare alla cima perché le carte mi cadevano prima. Però, facendo vari esperimenti, avevo capito una cosa essenziale: la possibilità più importante per arrivare alla fine era quella di avere un piano di appoggio ben diritto, solido, liscio, stabile. Cioè, fondamentale era il punto di partenza, la base su cui volevo costruire la mia piramide.

Mi ricordo che una volta ho provato a fare questo lavoro con le carte mettendomi sopra la tavola in cui c’era la tovaglia che la mamma non aveva ancora tolto… che macello! Le piegoline della tovaglia, anche se piccolissime, non mi hanno permesso di arrivare nemmeno al primo piano.

Torniamo allora alle parole di Gesù. Lui è la base che ci aiuta e ci sostiene per costruire qualsiasi tipo di “casa”, qualsiasi tipo di rapporto fra genitori e figli, fra fratelli, fra parenti, fra amici, fra persone care... anche fra nemici.

Sapete, bambini, non è scontato che gli affetti più importanti che ora abbiamo possano resistere per sempre.

Qualcuno di voi potrebbe dire: “Io, a quel mio amico, vorrò sempre bene! Metterei la mano sul fuoco per lui”.

Potrà essere così certamente, ma potrà essere anche che le circostanze della vita facciano cadere quella carta che “sosteneva” quell’amicizia. E questo potrebbe succedere anche tra genitori e figli, una volta grandi…

Quante famiglie, originariamente perfette, per qualche motivo particolare, con l’andare del tempo, purtroppo si sfasciano!

Ed ecco allora che si capisce l’importanza della “base”: Gesù.

È Gesù che ci indica il modo di volere bene :”Come lui ne ha voluto a noi”.

È nel rapporto con lui che troviamo la forza di superare tanti ostacoli di relazione con gli altri, è mettendo lui al primo posto che riusciamo a perdonare, è pensando al suo amore per noi che ci sentiamo sostenuti in ogni momento, è nel voler vivere come ha vissuto lui che riscopriamo cosa è il vero amore.

Lui è nel nostro cuore e noi nel suo, come una cosa sola, una persona sola.

Dice san Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me”.

Col Battesimo è avvenuto proprio questo: Cristo è venuto ad abitare dentro di noi e ci aiuta a comportarci con vero amore, proprio come ha fatto lui.

Il vero amore non sono gli sbaciucchiamenti, o le carezze o le parole dolci… il vero amore è dare la vita, è rinunciare ai nostri egoismi, è “prendere la nostra croce e seguirlo”.

“Prendere la nostra croce”… cosa significa?

Significa accettare ogni giorno i piccoli inconvenienti che ci possono capitare senza lamentarsi tanto, è fare la volontà di Dio senza brontolare, è riappacificarci con la mamma o il papà o i nonni o gli amici pur di essere come Gesù ci vuole: tutti fratelli e figli dello stesso Padre.

Sappiamo bene come Gesù ha preso la croce sulle sue spalle per la nostra salvezza… l’ha fatto per amore e così il Padre lo ha risuscitato e lo ha glorificato facendolo sedere alla sua destra come “Figlio prediletto”. Anche a noi, nel giorno del nostro Battesimo, Dio Padre dice: “Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto”. Pensate a quanto bene ci vuole… dice a noi le stesse parole che ha detto a Gesù!

Se riusciamo ad amare fino a “dare la vita” nelle piccole o nelle grandi cose che ci capitano ogni giorno, questo è perché Gesù ha messo nel nostro cuore il suo amore e desidera che noi lo ricambiamo.

Lui vuole essere al primo posto nella nostra esistenza perché sa che da soli non ce la faremmo… Lui è l’unico motivo della felicità nostra e di tutti coloro che ci stanno accanto, è la “base” che ci dà la possibilità di amare tutti.

Una cosa che mi ha particolarmente colpito in questo Vangelo è anche la conclusione: dopo un inizio del brano così impegnativo, alla fine Gesù dice: “E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.

Pensate a quanto poco ci chiede Gesù per avere una ricompensa!

Un bicchiere d’acqua. Cosa ci costa un bicchiere d’acqua? Niente. Però è importante.

L’acqua, è di per sé importante… senza l’acqua noi non potremmo vivere.

Pensate che circa l’80% del nostro corpo è formato di acqua e noi la usiamo quotidianamente, a partire dal lavarci le mani. In questo tempo di coronavirus, quante volte ci è stato detto di lavarci bene le mani per evitare di prendere questa brutta malattia? Sarebbe stato un bel guaio se non avessimo avuto l’acqua…

Non sto qui a dirvi tutti i motivi per cui l’acqua è necessaria perché sono certa che ne siate a conoscenza… ma volevo farvi riflettere sull’aggettivo che Gesù usa assieme alla parola “acqua”: “fresca”.

“Fresca” ci fa capire che deve essere buona, gradevole, non stagnante, data col cuore, data con amore… deve essere scelta bene quest’acqua affinché sia la cosa più cara e più bella che doniamo, dobbiamo dedicare del tempo per trovarla perché magari in frigo non ne abbiamo e ci verrebbe la voglia di dare un bicchiere di acqua qualsiasi…

E invece no, dobbiamo impegnarci, la dobbiamo andare a cercare, magari dai vicini o da qualche altro, affinché sia veramente fresca.

Tutto quello che facciamo, se vogliamo essere discepoli di Gesù, deve essere fatto al meglio, deve essere “fresco” come l’acqua che disseta, che fa belle le cose, che pulisce, rinnova, dà benessere e felicità.

Il bicchiere d’acqua fresca di cui parla Gesù, allora, può essere “niente” ma può essere anche “tutto”... Può essere anche “dare la vita”.

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