COMMENTO ALLE LETTURE

Oggi il Vangelo di Marco ci presenta un racconto lungo e articolato, ricco di dialoghi e colpi di scena, che ci invitano a prestare attenzione. Per non parlare del tema presentato, che ci riguarda tutti e di tanto in tanto suscita domande profonde. Il racconto gira infatti attorno al tema delle ricchezza. Credo infatti che si siamo posti almeno qualche volta questa domanda: come è possibile essere discepoli di Gesù e possedere ricchezze? Messa così la domanda, verrebbe da rispondere di sì. Chi di noi non ha un certo numero di beni materiali, sia immobili che mobili? Una semplice lettura della pagina di Vangelo di oggi sembra orientare ad una risposta diversa: per Gesù è molto difficile che uno che “possiede ricchezze” entri nel Regno. È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago. Cioè: è del tutto impossibile! Siccome non ci vogliamo illudere di seguire Gesù (seppure con i nostri peccati e fragilità), ma vogliamo davvero camminare dietro a lui come discepoli, sentiamo la necessità di comprendere più in profondità il messaggio contenuto in questa pagina. Lo possiamo fare prestando attenzione a cosa avviene, a cosa fanno e dicono i personaggi del racconto.

Un tale (non meglio identificato) corre da Gesù, gli si getta ai piedi che chiede cosa deve fare per ereditare la vita eterna. Manifesta stima per Gesù e un sincero desiderio di incontrare Dio. Gesù sulle prime sembra prendere le distanze. Orienta l’attenzione dell’uomo non su di sé come maestro né su quello che “deve fare”, ma su Dio e sulla sua bontà (questa starà al centro di tutto il dialogo). Poi gli ricorda semplicemente i comandamenti (quelli che riguardano i rapporti tra le persone), e l’uomo dice che li sta osservando.

Se va da Gesù è perché la sua ricerca non è ancora conclusa. A questo punto l’atteggiamento di Gesù sembra cambiare: guarda dentro quell’uomo (così è da tradurre il verbo usato da Marco) e lo ama. All’uomo che chiedeva cosa doveva fare e che afferma di avere già osservato i comandamenti Gesù non chiede qualcosa in più, ma dona! Gli dona il suo amore, gli apre il cuore e lo invita ad un’esperienza profonda, un abbraccio che contiene tutta la persona che lo dà e la persona che lo riceve. E in quell’abbraccio nasce un invito, composto da una serie di imperativi: va’, vendi, dai ai poveri, vieni, seguimi. L’uomo era alla ricerca di una strada per avere la vita eterna; Gesù lo chiama a seguirlo: la strada è Lui, quello che fa, quello che dice; bisogna andargli dietro. Non c’è una ricetta pronta per la vita eterna, solo da applicare. C’è una strada da percorrere, un cammino da fare, imparandolo passo dopo passo da Gesù, il quale, proprio in questo punto del Vangelo di Marco, è in cammino verso Gerusalemme, dopo aver più volte predetto ai discepoli il destino di morte e risurrezione che là lo aspetta. I primi tre comandamenti, quelli che riguardano l’amore per Dio e che Gesù non ha ricordato prima a quell’uomo, sono ora riassunti in questo invito: seguimi! E questo è possibile solo per chi si lascia abbracciare da Gesù e accoglie il suo amore. Gesù non esita a indicare le condizioni: per poterlo seguire, quell’uomo deve lasciare le sicurezze costituite dalle ricchezze, dai beni materiali che gli garantiscono la vita. Prendere o lasciare. Non c’è via di mezzo. Vediamo quell’uomo farsi scuro in volto e allontanarsi triste da Gesù. Marco, senza dirci come si chiamava, quanti anni aveva o a quale classe sociale apparteneva, ce lo descrive così: “aveva molte proprietà”. Se va via triste non è perché le parole di Gesù non abbiano raggiunto il suo cuore: al contrario, proprio da qui nasce la sua tristezza. Quell’uomo si sente diviso, cioè sente in sé due forze opposte: da una parte l’invito di Gesù a seguirlo liberandosi dei suoi beni; dall’altra l’attrattiva delle sue ricchezza che gli garantiscono sicurezza. In lui la seconda forza vince sulla prima. E invece di seguire Gesù se ne va via da lui.

Questo incontro, al quale i discepoli hanno assistito, diventa occasione per un insegnamento di Gesù per loro: è praticamente impossibile per coloro che possiedono ricchezze entrare nel Regno di Dio (espressione che in questo contesto diventa sinonimo di “seguire Gesù”). La sentenza di Gesù scuote anche loro: chi allora si potrà salvare? Anche se non hanno grandi beni, si sentono anch’essi toccati dalla parole di Gesù: ciò significa che il problema posto da Gesù non sta nella quantità di beni posseduti, ma nel posto che essi occupano nel cuore. Se occupano il posto dell’amore, impediscono di accogliere l’amore di Dio, manifestato in Gesù, e di rispondere con altrettanto amore. Da qui si capisce la risposta di Gesù: ciò non dipende da uno sforzo umano, da un di più di impegno, di rinuncia, di sacrificio. È frutto di un dono, un dono di Dio, il dono del suo amore: chi fa spazio nel suo cuore a questo amore (quello del “Dio buono”, quello manifestato nello sguardo di Gesù), può entrare nella vita eterna. Se lo spazio dell’amore è occupato dalle cose (tanto o poche che siano), non è possibile rispondere a Dio. Occorre liberarlo quello spazio. L’uomo che “aveva molte proprietà” non ce l’ha fatta. Ma neppure per i discepoli di Gesù è stato facile: anch’essi si allontanano da Gesù “tristi” (come quell’uomo) quando nel Getsemani arrestano Gesù: non vogliono correre il rischio di perdere la proprietà della loro vita. Dopo la risurrezione, quando comprenderanno che Gesù ha dato tutta la sua vita per amore, diventeranno capaci di lasciare tutto e percorrere fino in fondo la sua stessa strada.

È possibile essere discepoli di Gesù per chi ha dei beni materiali? Sì, quando questi beni non occupano nel cuore il posto che può essere occupato solo dall’amore che Dio ci dona, che sta alla base della nostra vita, e dall’amore che siamo chiamati a donare generosamente agli altri. Le relazioni di amore danno senso alla nostra vita. Ciò che riceviamo e doniamo gratuitamente dà respiro e gioia alla nostra vita; è questo il cammino per “ereditare la vita eterna”, come desiderava l’uomo del vangelo.

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