COMMENTO ALLE LETTURE

Il vangelo della domenica scorsa (che fa parte dello stesso capitolo 13 di Matteo) lasciava intravvedere qualche sfumatura negativa: il seme non riesce a produrre se non in una percentuale molto bassa: 3 quarti dei terreni non producono nulla e l’ultimo quarto non è, umanamente parlando, molto incoraggiante. Tuttavia, il finale del testo faceva scorgere qualche scintilla di speranza e la spiegazione della parabola confermava il fatto che la semina della Parola continua nonostante tutti gli ostacoli e le chiusure.

É su questo sfondo che bisogna leggere le tre parabole che il vangelo di questa domenica ci propone, parabole che sono unite dalla comune introduzione “Il regno di Dio è simile a...”. Apparentemente, la prima parabola non si connette, dal punto di vista contenutistico e dell’immediata interpretazione, con le seguenti due: la prima lascerebbe intendere che il regno di Dio si può comprendere dalla presenza del nemico e della alla zizzania, visto che il padrone del campo non la vuole strappare prima dell’arrivo della maturità di entrambe le piante. Tuttavia, nonostante la compresenza del bene e del male nella storia (simboleggiati dal grano e della zizzania), la focalizzazione del testo, delle tre parabole, viene messo su qualcosa d’altro, così come avveniva nel caso della parabola del seminatore dove, nonostante tutto, il seminatore continua a seminare puntando su ciò che può produrre il terreno buono e lasciando cadere il seme anche nei luoghi dove normalmente non si produce nulla, magari sperando – come solo Dio può sperare – che anche il deserto fiorirà.

Ebbene, è in questa ottica che il testo di questa domenica vuole farci entrare. Certo, è scandaloso il fatto che il padrone del campo tolleri persino che il nemico semini di notte, di nascosto (dunque c’è in gioco anche la premeditazione, l’intenzionalità cattiva) la zizzania, il veleno, il male. Quindi Gesù sa guardare alle cose, alle realtà che meno “spiazzano” gli occhi degli umani: il male, ai nostri occhi, è molto più appariscente di quanto non lo sia il bene.

É proprio su questo punto si focalizza il vangelo di questa domenica: imparare a vedere ciò che normalmente si vede con più difficoltà. É strano, sì, che il bene si veda più difficilmente. Qualcuno diceva che questa difficoltà è una conseguenza del peccato originale. Tuttavia bisogna imparare a scorgere il lievito che fa crescere il pane del tanto bene nel mondo, bisogna chiedere al Signore la Grazia di saper valorizzare il seme della senape e dargli la possibilità di crescere e di diventare spazio di vita e, non per ultimo, di saper focalizzare l’attenzione sul grano e su ciò che questo può fare per la vita e non sulla zizzania e sul nemico. Il Signore “tollera” la zizzania, la lascia crescere insieme al grano, ma è sul grano che lui rivolge l’attenzione, la cura e la premura; come pure sul lievito e sul granellino di senape.

Sì, il grano, il lievito ed il granellino di senape non risaltano agli occhi dei potenti del mondo, magari anche perché sono “realtà” troppo ovvie e banali, quindi non creano “notizia”. Certo, il male crea subito notizia, diventa notizia da “breaking news”, mentre il bene viene detto solo se “collabora” al proprio interesse. Come è vero quel detto “fa più rumore un albero che cade nel bosco di quanto non lo facciano tutti gli altri alberi che crescono tranquilli e producono l’ossigeno per la vita”. Eppure, senza queste realtà “ovvie” la vita rischia di diventare “invivibile”: lo stiamo vedendo abbondantemente in questo periodo.

Visto che la Parola di Dio di questa domenica ci spinge a imparare a vedere il bene, pur se piccolo e poco appariscente, tenendo conto di ciò che stiamo vivendo e vedendo in questo periodo al livello mondiale, riusciamo a scorgere il lievito di Dio che che magari lievita il nuovo pane per un nuovo modo di vivere la vita? Riusciamo a proteggere il granellino di senape che Dio sta seminando nel mondo perché noi possiamo trovare una nuova casa per tutta l’umanità? Oppure ci lasciamo bloccare della zizzania e dal nemico che la sta seminando con tanta astuzia e tanta laboriosità, inducendo paura e disperazione?

Benedetto sei tu o Padre, Signore del cielo e della terra, perchè hai rivelato ai piccoli i misteri del Regno dei Cieli. Dacci, o Signore, la grazia di vedere bene il bene, di lasciarci invadere del tuo lievito per diventare noi stessi pane; facci accogliere il granellino di senape e così saremo riparo, il tuo riparo per tanti affinché non si lasciano trasformare in zizzania, rinunciando ad essere grano. Rendici coraggiosi promotori del grano, del tuo Grano!

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