COMMENTO ALLE LETTURE


Per poter ricavare nutrimento spirituale da questo brano dell’evangelista Marco (apparentemente scarno di insegnamenti) è opportuno ricordare qualche notizia relativa al suo vangelo.
“Marco è il primo vangelo conosciuto nella storia, quello che apre questo genere di scritti, grazie ai quali noi siamo messi a contatto con gli atti e le parole di Gesù, con il mistero della sua passione e risurrezione. (…) A differenza degli altri vangeli, Marco inizia in modo brusco, con la predicazione di Giovanni il Battista, in piena azione.
Riferisce poco dei discorsi di Gesù, ma sviluppa volentieri i racconti. Più che l’insegnamento, è il destino e l’opera di Gesù che devono provocare il lettore. (…) Marco infatti non intende disegnare un ritratto o scrivere una biografia di Gesù; vuole invece attirare l’attenzione dei lettori sul mistero della persona di Cristo. (…) Marco ha il linguaggio e il dono plastico del narratore popolare. La sua composizione non è ordinata; la grammatica, rudimentale; il vocabolario, povero; ha un’espressione sovente monotona e schematica, che però si anima d’improvviso e diviene varia e suggestiva; lo stile si fa allora vivo e pittoresco”. (Dalla “BIBBIA DELLA CIVILTA’ CATTOLICA”, edizione luglio 1978)
Tutto questo per arrivare a dire che l’insegnamento ricavabile da questo “incipit” del vangelo di Gesù scritto da Marco potrebbe proprio andare oltre la semplice meditazione sui contenuti di questo sintetico brano.
Andare oltre e indicare quasi una metodologia di lettura applicabile all’intero vangelo: come se Marco ci dicesse, tra le righe, di preparare il palato a gustare il mistero (il mistero di questo Vero Uomo che si comporta da Vero Dio… e viceversa).
Come se ci invitasse fin da subito a diventare buongustai del mistero, anziché cocciuti ricercatori di spiegazioni… per poter - alla fine della collezione di prove e completata la raccolta delle figurine delle spiegazioni razionali - cedere, forse anche per sfinimento, al fascino del mistero.
Ricorda un aforisma che: “l’ultimo passo della ragione è quello di ammettere che vi sono cose che la superano”.
Un grazie a Marco per questo modo “brusco” di iniziarci alla “delizia” del mistero.

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