COMMENTO ALLE LETTURE


 Sarà capitato certamente a tanti di sentire espressioni del genere: “Ma quello è matto!”, “Ma quello è fuori di testa!” Sono espressioni che prendono di mira la persona tutta intera “giudicandola”. Giudicare le persone non va mai bene, anzi questa atavica inclinazione è “giudicata” negativamente da tanti e bollata come spiritualmente malefica da Gesù stesso… Giudicare e valutare i comportamenti o i pensieri è invece possibile, giovevole e persino necessario per poter scorgere la linea di confine  tra lecito e illecito, tra giusto e sbagliato, tra bello o brutto… Non si può giudicare una persona “cattiva” in toto, ma si possono benissimo giudicare “cattive” le sue azioni o i suoi pensieri senza incorrere nella trasgressione del comando di Gesù di “non giudicare”.
Ed è proprio il comportamento tenuto da alcuni discepoli di Gesù dopo aver ascoltato il discorso del “pane venuto dal cielo” (giudicato “duro” da capire… da chi, paradossalmente parlando, forse era duro  di comprendonio) messo in risalto dal brano di vangelo di oggi. Ma bisogna subito annotare una contraddizione comportamentale al riguardo: essi giudicano il “discorso” duro e abbandonano la “persona” tutta quanta. Sembrerebbe di notare la medesima dinamica di chi butta via bambino e acqua sporca dopo il bagnetto! E già da questo comportamento incongruo dei discepoli rifiutanti Gesù potrebbe scaturire un elementare insegnamento di carattere spirituale (magari valido anche nelle relazioni interpersonali…): non voltare le spalle ad una persona soltanto perché ci risultano incomprensibili certi suoi comportamenti o oscuri certi suoi ragionamenti. Ammonisce un proverbio: “Ne sa di più il matto in casa sua che il savio in casa d’altri!”.
Ma c’è anche un altro dettaglio, nel brano di oggi, da cui poter spremere succoso nutrimento per la vita spirituale (e non solo). Ed è il dettaglio di una  risposta “adulta” alla chiamata alla fede. Mi spiego. Quando Gesù si stupisce per l’allontanamento di coloro che giudicavano “duro” il suo discorso, li lascia andare per la loro strada (atteggiamento pastorale da tenere in buon conto anche oggi pena frustrazioni sotterranee capaci di minare la perseveranza nella testimonianza…)  e si rivolge ai fedelissimi chiedendo loro perentoriamente: “Volete andarvene anche voi?” Ed ottiene in risposta un appassionato complimento da parte di Pietro: “Signore, da chi andremo, tu solo hai parole di vita eterna”. Duro o non duro che sia il discorso, comprensibile o meno, accettabile o meno, politicamente corretto o meno… Pietro fa un atto di fede sulla persona, un atto di fede che va al di là di ogni giustificazione o spiegazione razionale. Fantastica questa fede a cervello spento! Viene in mente un proverbio: “Chi vuol fare qualcosa trova sempre un mezzo, chi non vuol fare niente trova sempre una scusa”. Ma più fantastica ancora è l’umiltà di Gesù nel dirottare al Padre il complimento appena ricevuto da Pietro: “Nessuno può venire a me se il Padre mio celeste non lo attira”. E qui la dinamica si conclude per sfociare in una orazione al Padre che trovi sempre il sistema e il modo di far sentire all’anima il fascino per Gesù… per quanto duro, incomprensibile o addirittura ostico possa apparire il suo dire

 

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