COMMENTO ALLE LETTURE


Chi non si è mai sentito rivolgere, almeno una volta, l’espressione: “Tieniti pronto!”. Anzi, in svariate occasioni, tale espressione avrà causato anche un certo nervosismo, come succede non di rado quando si ricevono ripetitivamente esortazioni e raccomandazioni tutto sommato scontate.
Pur tuttavia, tale espressione ha proprio lo scopo di focalizzare maggiormente l’attenzione su qualcosa che in quel determinato momento assume importanza fondamentale e prioritaria rispetto a quanto si sta facendo… e che magari ha comunque una sua importanza.
Tenersi pronti per entrare sul terreno di gioco, per entrare nell’aula di esame, per entrare dal dentista, per sottoporsi ad una visita è ovvio…
E se qualcuno ci dicesse improvvisamente di tenerci pronti a morire? Innanzitutto guarderemmo in faccia questo qualcuno forse un po’ seccati per aver osato rivolgerci una esortazione così poco educata. E una volta digerita questa immediata comprensibile reazione ci chiederemmo, forse, in cosa potrebbe consistere questa “preparazione” per un evento non considerato poi così imminente e che, a conti fatti, sembra riguardare sempre altri…
Il brano di vangelo di questa domenica scioglie questa perplessità e risponde a queste due domande usando delle “metafore” prese dalla vita per orientarci come si deve alla “vera” vita.
E sono “metafore” da assimilare bene da parte dell’anima onde mente, cuore e …corpo la possano seguire nella ferialità del vivere, senza troppo perdersi dietro a gozzoviglie e ansie del tutto fuori luogo e improduttive sul piano reale della vita “vera” dell’al di là…
Va subito ricordato che questo brano di Matteo è situato nel contesto delle “istruzioni generali per chi ha a cuore il Regno di Dio” e magari offre, per grazia, la sua “inutile” collaborazione di servo.
E tale contesto esistenziale è veramente ”unico” nel suo genere…e tale pertanto da far considerare come “unica” l’esortazione a “tenersi pronti”…che tradotta in pratica di comportamento quotidiano induce a un modo di vivere “unico” avente come parametro “unico” di riferimento “il Regno di Dio”. Questa è la cosiddetta “radicalità” del vangelo.
In teoria è facile riconoscere alla “causa del Regno di Dio” il primo posto e un suo valore primario assoluto…ma se l’esortazione ci mette in crisi proprio sul come viviamo la “quotidianità” una conclusione la dovremmo tirare…
E la conclusione consisterebbe proprio nel cambiare stile di vita…cosa che, al tempo di Noè, non fecero tutti… avviandosi a quella fine che tutti conosciamo.

C’è però anche un aspetto particolare nel brano del vangelo di Matteo, un aspetto che potrebbe riguardare anche i non credenti. Se per i credenti e gli appassionati del Regno di Dio l’esortazione a tenersi “pronti” comporta un cambio radicale di prospettiva (anteporre sempre la causa del Regno di Dio alla causa del proprio “orticello” mettendo al bando bizzarrie spirituali , gozzoviglie mistiche e vanità raffinate, presunzioni e asprezze)… per i non credenti, l’esortazione a tenersi pronti, dovrebbe orientare ad una vita incline alla sostanza delle cose e non alla apparenza…onde non si becchino questo soave biasimo del Dalai Lama: “Dell’umanità, mi sorprendono di più gli uomini, perché perdono la salute per fare soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute… Perché pensano tanto ansiosamente al futuro che dimenticano di vivere il presente, in tale maniera che non riescono a vivere né il presente né il futuro… Perché vivono come se non dovessero morire e perché muoiono come se non avessero mai vissuto”.

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