COMMENTO ALLE LETTURE


Quello che stupisce spesso nella vita è come mai, grazie a certe coincidenze, a certi incontri casuali con determinate persone, accada nell’animo quasi una sorta di cambiamento o comunque un diverso approccio nel vivere la quotidianità dei rapporti umani.
Come è reso possibile tale cambiamento o tale diverso approccio? E’ reso possibile e accade per via di un “dinamismo particolare” che ha fatto incontrare quelle due persone: l’una, portatrice di un bisogno e l’altra, portatrice della capacità di percepirlo, accoglierlo, soddisfarlo.
Capita di frequente infatti di sentire persone riconoscere quasi con grato stupore tale “dinamismo”: “sei capitato proprio a fagiolo”, “era proprio la cosa che cercavo”, “chi l’avrebbe mai detto che da una esperienza così così fortuita potesse scaturire tutto questo”, “se non fosse stato per quell’incontro”, “eppure manco ci volevo andare a quell’incontro”.
Questo può succedere anche per la soave realtà di un’amicizia per la quale qualcuno ha scritto; “Un amico è colui che indovina sempre quando si ha bisogno di lui”… E questo non certo per sua bravura, ma per sua docilità a lasciarsi guidare proprio da quel dinamismo senza stare a porsi troppe domande:
A ben osservare con gli occhi penetranti dell’anima si arriva a constatare che gran parte delle situazioni o delle esperienze della propria vita non entrano proprio negli schemi del “calcolato”, del “programmato”, del “precostituito”; o quantomeno si arriva a constatare che una buona dose di “casualità” è sempre presente anche nelle situazioni che sembrano del tutto pensate, calcolate e programmate di persona.
E’ una sorta di “filigrana”, visibile soltanto se si osservano i fatti della propria vita in controluce (e la luce viene sempre dall’alto) a legare accadimenti, incontri, vicende a tutta prima creduti legati invece dalla propria capacità organizzativa.
Hanno quindi ragione lo scrittore francese George Bernanos a dire: “Il caso è la logica di Dio” e il matematico Albert Einstein a ribadire: “Il caso è Dio che gira in incognito”.
Ne dovrebbe scaturire quindi nell’anima un atteggiamento di riconoscenza profonda per questa “provvidenza” che prepara il “pane quotidiano” adatto a soddisfare i profondi bisogni dell’anima.
Soltanto che spesso la fretta nervosa (e spesso nevrastenica) con la quale si vivono le “coincidenze” più o meno importanti dei vari incontri, finisce per lasciare malnutrita, se non addirittura digiuna, l’anima.
Il brano del vangelo di questa 3a domenica di avvento (che tra l’altro non vede ancora Gesù in azione) può essere letto in quest’ottica di incontro casuale capace di produrre cambiamenti.
Da una parte Giovanni che, guarda caso, “venne in ogni regione intorno al Giordano a predicare il battesimo di penitenza per la remissione dei peccati” e dall’altra “le persone che accorrevano in folla a lui”.
Quale è il motore che muove Giovanni a venire al Giordano e la gente ad accorrere a lui per interrogarlo? Difficile dare a questo motore il nome di “calcolo personale”. Tanto più che il “passa parola” che induceva gente di ogni categoria sociale ad accorrere a Giovanni il battezzatore non doveva certo essere né allettante,né promettente favori e ricchezze. Anzi.
Era invece un “passa parola” che toccava le corde dell’anima a fini di ravvedimento, di penitenza per i peccati, di cambiamento di comportamento…”Andiamo da lui e lui ci dirà cosa fare”.
E quel “fare” che Giovanni esortava era un fare di faticoso cambiamento delle proprie abitudini più o meno peccaminose.
E lo attestano le risposte “operative” nuove date da Giovanni alle tre categorie di persone che si erano rivolte a lui: la risposta alla categoria della gente “comune” a cui ordina: “Colui che ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha; e chi ha di che nutrirsi , faccia lo stesso”; la risposta alla categoria dei pubblicani (esattori delle tasse) a cui ordina: “Non esigete niente di più di quanto vi è stato fissato”; la risposta alla categoria dei soldati a cui ordina: “Non fate violenza a nessuno, né calunniate e siate contenti della vostra paga”
Con questa tre esortazioni Giovanni rispondeva al bisogno vero e profondo dell’anima che è il bisogno di Dio.
Chissà quanti tra coloro che “casualmente” incrociarono Giovanni il battezzatore se ne saranno andati delusi! Chissà quanti non avranno percepito il silenzioso gemito dell’anima assetata e affamata di Dio perché coperto dal frastuono deviante dei desideri materiali!
Ma chissà quanti avranno anche sentito dal profondo dell’anima la vibrazione della gioia per aver finalmente trovato quello che andava cercando!
E pensare che quelle di Giovanni erano soltanto richieste minimali… E’ lui infatti a dire del suo cugino Gesù, che avrebbe “casualmente” incrociato di li a poco: ”Io vi battezzo nell’acqua, ma viene Colui che è più forte di me, al quale io non sono degno neppure di sciogliere il legaccio dei suoi sandali; Lui vi battezzerà nello Spirito Santo e nel fuoco…”.
E sarà Gesù, più forte di Giovanni, a fare richieste più forti, ad alzare la posta delle richieste fino alla radicalità estrema …di lasciare tutto per il Regno di Dio.
E allora apparirà con più evidenza il fascino di quel “dinamismo misterioso” che continuerà a fare incontrare “casualmente” l’anima con il Suo Creatore…E quell’affascinante “dinamismo misterioso” ha un nome, lo Spirito Santo.

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