COMMENTO ALLE LETTURE


* È curioso notare come determinati comportamenti presi di mira da Dio in quanto nocivi alla salute dell'anima, vengano presi di mira anche dal cosiddetto "mondo" che nel vangelo è contrapposto a Dio e che non si fa molto pensiero per l'anima.
Per esempio il comportamento del "farsi notare", del voler essere al centro dell'attenzione, del cercare approvazione, lode , applauso... Comportamenti tra l'altro esasperati dalla odierna cultura dell'immagine, ragion per cui qualcuno ha sostituito il vecchio detto Cartesiano "penso quindi esisto" (cogito ergo sum) con il più recente "appaio quindi esisto".

* Vero è che è giusto e sano tenere a se stessi, alla propria reputazione, al proprio valore, alla propria dignità di persona, ma è anche vero che oltre un certo limite si entra nello spazio patologico della vanità, del narcisismo più o meno grave, della ostentazione fine a se stessa; spazio curioso oltre tutto, dove ognuno vorrebbe i riflettori sempre puntati sul proprio "io", lasciando agli altri il ruolo di spettatori e trascurando il fatto che ogni spettatore è al tempo stesso sempre un attore in questa grande commedia che è la vita terrena... Si verifica allora il corto circuito delle reciproche vanità con il conseguente risultato di un buio "abbagliante".

* Cosa ci vuole insegnare, allora, il vangelo di oggi? Ci vuole insegnare che il medesimo pericolo della vanità lo corre anche l'anima nei confronti di Dio. Ma, essendo Dio invisibile, la bella figura e la bella mostra di sé la si vuol fare agli occhi di chi si è sicuro ci possa vedere.
Di qui l'insistenza del vangelo di oggi nel ricorrere alla espressione: “Dio che vede nel segreto”...
Lo spazio segreto della propria interiorità e gli anfratti più nascosti della propria anima sono illuminati dall'occhio vigile di Dio a cui nulla sfugge.

* E tale richiamo all'umile “invisibilità” del proprio agire e del proprio “praticare la religione” non contrasta con l'istanza, pure essa genuinamente evangelica, della testimonianza.
La lotta non è tra la testimonianza per il vangelo, che per sua natura deve avere i caratteri di una certa visibilità, e il nascondimento della medesima agli occhi degli altri. La lotta vera è quella di sempre, quella che si combatte talvolta inconsapevoli tra la realizzazione della volontà di Dio e la affermazione del proprio “io”.

* In una prospettiva spirituale avviene invece paradossalmente (che bello questo paradosso di Dio!) che la realizzazione del proprio io passa proprio attraverso il sacrificio del proprio io sull'altare della volontà di Dio (come ha insegnato Dio in persona su quell'altare scomodissimo del Calvario...)
Poco conta allora non venire notati, passare inosservati o come scriveva il poeta francese Claudel “essere per gli altri una strada che si percorre e si dimentica”.
Poco conta perché basterà che sia Dio a notarci. Come annotava magistralmente il beato Papa Giovanni XXIII in una delle sue chicche spirituali: “Dio sa che esisto e questo mi basta”.
Poco conta allora tenere il conto delle proprie orazioni o sfogliare con gli amici l'album della raccolta delle figurine delle proprie elemosine, dei propri digiuni, delle proprie opere buone, dei propri eroismi...
Poco conta, anzi è come un tirarsi la zappa sui piedi, perché così facendo avremmo già ottenuto in ricompensa il plauso degli amici e dei conoscenti rinunciando a quello di Dio.

* Il vangelo di oggi richiama quindi un valore fondamentale per la vita spirituale (e anche sociale, se vogliamo) il valore della “umile invisibilità” (che costituisce tra l'altro l'habitat naturale in grado di consentire all'anima di respirare a pieni polmoni e di crescere bene in Dio).
Questo richiamo di Gesù ad una sorta di “claustralità” (chiudersi nella propria camera per pregare... ecc.) da vivere nel bel mezzo del frastuono odierno, diventa allora, anche per chi non si “chiude” in un convento, un richiamo essenziale; quasi a dire che la modalità di rapporto preferita da Dio per le “sue” anime è quella silente, nascosta, che non dà spettacolo, inutile agli occhi del mondo, addirittura perdente... all'apparenza.

* Modalità da vivere fino all'ultimo mezzo metro di strada perché (come testimonierà anche l'apostolo Paolo quando dirà “ho terminato la mia corsa”) è proprio percorrendo l'ultimo mezzo metro che si “compiono” i percorsi anche più lunghi. Modalità “claustrale” quindi nel vivere il rapporto con Dio nella perseveranza del giorno dopo giorno ... senza cedere alla tentazione di fermarsi a ricevere applausi, ovazioni, riconoscimenti.
Il periodo di quaresima che inizia proprio oggi è un periodo propizio per l'anima veramente desiderosa di far fare nascostamente penitenza al proprio “io”, di metterlo a dieta sul serio perché l'anima possa riacquistare la sua linea... la linea del volere di Dio.

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