Riflessione sulle Letture della Liturgia
29 giugno 2003
Solennità Santi Pietro e Paolo Apostoli - Anno B

di  Gigi Avanti

 

“Tu dai una cosa a me e io do una cosa a te”.
È la logica dello scambio dove vige la regola della giustizia umana. E così ci si sente a posto in coscienza per aver contraccambiato un favore, per aver ricambiato un servizio, per essersi disobbligati, per aver pareggiato il conto...

Questa logica tutta commerciale finisce addirittura per incrinare certi rapporti quando una delle due controparti giudica lo scambio o il contraccambio non adeguato, non all’altezza, non secondo le aspettative o secondo i canoni del galateo...

Questa logica salta completamente nel rapporto tra Dio e la sua creatura. Nelle cose di Dio vige la regola della gratuità assoluta; da parte di Dio, beninteso, perché l’uomo è lento ad apprendere la lezione e perché, anche volendolo, cosa potrebbe fare più di Dio? Anzi talvolta l’uomo rischia di incrinare il rapporto con Dio rimanendoci male se non vengono esaudite le sue richieste... Come quel cieco a cui furono donati gli occhi; pretese anche le sopracciglia!

La logica di Dio è quella della benedizione sovrabbondante, quella della condivisione più che quella dello scambio. Le lettura di oggi (a parte il discorso sul primato di Pietro nel governare e nel perdonare che è una condivisione del primato di Dio nel governo e nel perdono) ci danno una dritta non da poco per ottenere le benedizione di Dio. Il salmo insegna a lodare Dio per la sua onnipotenza e provvidenza. Paolo scrive a Timoteo testimoniando di essere stato concretamente assistito da Dio oltre ogni suo merito e capacità. E Gesù, in quell’accorato botta e risposta con Pietro, pone un criterio di gratuità benedicente del tutto sconvolgente.

“Tu dici una cosa a me e io dico una cosa a te”.
Tu dici a me che sono il Cristo, Figlio del Dio vivente e io dico a te che tu sei Pietro figlio di Giona... E fin qui siamo nelle strette maglie della cortesia umana. Ma Gesù, gratuitamente, prosegue e dice quel che tutti sappiamo, dice altre cose e mentre le dice accadono; per Dio tra il dire e il fare non c’è di mezzo il mare. Il dire di Dio è un fare. Il bene-dire di Dio è un bene-fare. E questo bene-dire e bene-fare scattano in presenza di fede vera (essa stessa dono e benedizione di Dio, paradossalmente parlando). Quasi a dire che una fede adulta ha come ricaduta tutta una pioggia di doni da parte di Dio.

Questo è lo stile di Dio da adottare soprattutto da parte di coloro che sono chiamati ad occupare nel Regno di Dio ruoli di governo e di perdono. Questo è il modo d’essere di Dio e questo è il meccanismo per ottenere le sue benedizioni, anche se va ricordato che certe benedizioni di Dio entrano dalle finestre rompendo i vetri e che Dio non esaudisce sempre i nostri desideri, ma mantiene sempre le sue promesse. E a proposito di concretezza ed efficacia delle benedizione di Dio ecco questo suggestivo brano:

Quando Dio decise di creare il mondo le singole lettere dell’alfabeto si presentarono dinanzi al suo trono perché egli creasse il mondo per mezzo di loro. Si presentò la lettera T: “Ma perché - le disse l’Eterno - dovrei creare il mondo per mezzo di te?” “Perché io sono l’iniziale di Tenerezza”, fu la risposta. “Sì - riprese l’Eterno - ma T è pure l’iniziale di Tradimento!” Si presentò allora la lettera S e fece la stessa richiesta essendo essa l’iniziale di Santità. Ma Dio la rifiutò perché era anche l’iniziale di Solitudine. Fu poi la volta delle altre lettre tutte ugualmente scartate perché oltre che di termini positivi erano anche iniziali di parole negative. Alla fine si presentò la lettera B. Essa disse:”B è l’iniziale di Benedizione”. L’Eterno si trovò d’accordo e creò il mondo con la lettera B, come è scritto: “Bereshit (in ebraico “in principio”) Dio creò il cielo e la terra...

Benedire è dire e fare il bene e questa parola non può essere stravolta. È creatrice e salvifica.