500 ANNI DALLA RIFORMA LUTERANA

 

 

 

 

 

Io credo che le intenzioni di Martin Lutero non fossero sbagliate: era un riformatore.

Forse alcuni metodi non erano giusti, ma in quel tempo, se leggiamo la storia del Pastor, per esempio – un tedesco luterano che poi si è convertito quando ha visto la realtà di quel tempo,

 e si è fatto cattolico – vediamo che la Chiesa non era proprio un modello da imitare: c’era corruzione nella Chiesa, c’era mondanità, c’era attaccamento ai soldi e al potere.

E per questo lui ha protestato. Poi era intelligente, e ha fatto un passo avanti giustificando il perché faceva questo.

E oggi luterani e cattolici, con tutti i protestanti, siamo d’accordo sulla dottrina della giustificazione: su questo punto tanto importante lui non aveva sbagliato. Papa Francesco 26 giugno 2016

 

Lutero ha fatto un grande passo per mettere la Parola di Dio nelle mani del popolo”. Papa Francesco 31 ottobre 2016

 

 

 

 

 

La Discussione sulla dichiarazione del potere delle indulgenze (Disputatio pro declaratione virtutis indulgentiarum), nota anche come Le 95 tesi, fu un elenco di tesi, che il frate agostiniano, Martin Lutero, propose alla pubblica discussione il 31 ottobre 1517 con l’affissione dell’elenco alla porta della chiesa del castello (Schlosskirche) di Wittenberg, città della Sassonia-Anhalt in Germania.

A quella data si fa risalire l’inizio della Riforma luterana: quest’anno – alle soglie dei 500 anni da quell’evento - è la prima volta che un centenario non viene ricordato “in uno spirito di scontro con la nostra Chiesa” ma anzi ha visto il Papa commemorarlo assieme ai vertici protestanti. Infatti, lo scorso 31 ottobre papa Francesco è volato a Lund, in Svezia, dove ha sede la Federazione Luterana Mondiale, per dare seguito a quell’avvicinamento ecumenico iniziato nel 2001 con i lavori dell’Area internazionale di ricerca “Temi di Teologia Fondamentale in prospettiva ecumenica” avviata sull’idea del cardinale Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede e del prof. Eilert Herms, teologo protestante docente di Teologia Sistematica presso l’Università di Tubinga.

Già allora si era convenuto che la ricerca – la cui prima fase si è conclusa nel 2006 – doveva avere lo scopo di giungere al seguente risultato: “Nel corso del progetto si cercano prima di tutto le possibilità, sul piano scientifico, di un miglioramento dei reciproci intendimenti e dei reciproci giudizi … senza alcun irenismo e, quindi, senza una esplicita o implicita trasformazione delle proprie vincolanti tradizioni dottrinali, ma, anzi, in piena fedeltà con queste ultime e alla luce dei loro stessi principi”. A me sembra che l’Area internazionale di ricerca per l’ecumenismo abbia pienamente raggiunto il suo scopo se il Sommo Pontefice cattolico ha voluto partecipare all’inizio delle celebrazioni del 500° anniversario della riforma luterana con il gotha delle comunità luterane. E, soprattutto se si sia riusciti a firmare una dichiarazione congiunta che si conclude così: “Preghiamo Dio che cattolici e luterani sappiano testimoniare insieme il Vangelo di Gesù Cristo, invitando l’umanità ad ascoltare e accogliere la buona notizia dell’azione redentrice di Dio. … possiamo andare avanti insieme nel servizio, difendendo la dignità e i diritti umani, specialmente dei poveri, lavorando per la giustizia e rigettando ogni forma di violenza. … Oggi, in particolare, noi alziamo le nostre voci per la fine della violenza e dell’estremismo che colpiscono tanti Paesi e comunità, e innumerevoli sorelle e fratelli in Cristo. Esortiamo luterani e cattolici a lavorare insieme per accogliere chi è straniero, per venire in aiuto di quanti sono costretti a fuggire a causa della guerra e della persecuzione, e a difendere i diritti dei rifugiati e di quanti cercano asilo. … Oggi più che mai ci rendiamo conto che il nostro comune servizio nel mondo deve estendersi a tutto il creato, che soffre lo sfruttamento e gli effetti di un’insaziabile avidità.Facciamo appello a tutte le parrocchie e comunità luterane e cattoliche, perché siano coraggiose e creative, gioiose e piene di speranza nel loro impegno a continuare la grande avventura che ci aspetta. Piuttosto che i conflitti del passato, il dono divino dell’unità tra di noi guiderà la collaborazione e approfondirà la nostra solidarietà. Stringendoci nella fede a Cristo, pregando insieme, ascoltandoci a vicenda, vivendo l’amore di Cristo nelle nostre relazioni, noi, cattolici e luterani, ci apriamo alla potenza di Dio Uno e Trino. Radicati in Cristo e rendendo a Lui testimonianza, rinnoviamo la nostra determinazione ad essere fedeli araldi dell’amore infinito di Dio per tutta l’umanità”.

Certo, e c’era da aspettarselo, questa mossa di papa Francesco è stata vista come una provocazione da alcuni circoli cattolici, che includono anche alcuni dignitari tra la gerarchia, tanto è vero che lo stesso Papa se l’immaginava, e, infatti, durante il volo che da Roma lo ha portato a Malmö, quasi per rispondere alle critiche, disse ai giornalisti che l’accompagnavano: “Questo viaggio è importante, perché è un viaggio molto ecclesiale nel campo dell’ecumenismo. Aiutatemi a far capire alla gente l’importanza di questo viaggio”. A parer mio la gente lo ha capito molto bene, invece chi si dovrebbe convincere sono quei circoli di cui sopra. Soprattutto non hanno tutti ben digerito le dichiarazioni del papa su Lutero quale riformatore, tanto che ora, dopo la visita in Svezia, tornano a farsi sentire le voci del dissenso.

"Non si può essere cattolici e settari", risponde il Papa a coloro che lo hanno criticato per la sua scelta, e che si appellano ad esempio alla dichiarazione del prefetto dell'ex Sant’Uffizio, cardinale Gerhard Müller, il quale ha sostenuto che "per un cattolico non c'è nulla da festeggiare". A questi il Pontefice sembra replicare parlando dei "meriti" di Lutero e di una sfida spirituale per le Chiese "invecchiate". Ma questa non è che l’ultima contestazione che papa Francesco ha dovuto subire all’interno della Chiesa. Qualche tempo prima, c’è stata quella sull’Amoris laetitia per le serie preoccupazioni espresse anche da diversi cardinali sulle procedure del sinodo sulla famiglia che, a loro giudizio, sembravano “configurate per facilitare dei risultati predeterminati su importanti questioni controverse”. Papa Francesco comunque va avanti imperterrito nella sua opera di rinnovamento e di risveglio di una Chiesa in torpore, in armonia con il Concilio Vaticano II: in questo senso, anche il pensiero di Lutero quale riformatore, può essergli utile per il raggiungimento del suo obiettivo. Mi piace concludere questa mia breve e molto parziale analisi sulla Chiesa evangelica di Lutero con una bella spiegazione che egli ha fatto del secondo articolo del Credo: “Io credo che Gesù Cristo, vero Dio, generato dal Padre dall'eternità, e pure vero uomo, nato dalla Vergine Maria, sia il mio Signore. Egli ha redento me, creatura perduta e condannata, mi ha tratto al sicuro e liberato da ogni peccato, dalla morte e dalla potenza del diavolo, non con argento ed oro, ma con il Suo santo e prezioso sangue, e con la Sua sofferenza innocente e morte, affinché io potessi appartenergli, vivere sotto di Lui nel Suo regno, e servirlo in eterna giustizia, innocenza, e beatitudine. Egli è inoltre risorto dai morti, e vive e regna per ogni eternità. Questo è vero e degno di essere creduto”.
(Martin Lutero, Piccolo Catechismo)

Gian Paolo di Raimondo, 15 novembre 2016