L’ISLAM E IL TERRORISMO

 

 

 

Papa Francesco e Ahmad al-Tayyib

 

Papa Francesco sul terrorismo: “Il mondo è in guerra ma non è una guerra di religione

 

 

Più volte ho iniziato a scrivere un articolo sulla possibile connessione tra il terrorismo e la religione islamica e sempre ho desistito perché non riuscivo a trattare questo argomento così complesso mantenendomi neutrale - da laico - tra il “buonismo” di quelli che affermano l’esistenza di un islamismo moderato completamente immune dalle forme di violenza del terrorismo e il “rigorismo”, chiamiamolo così, di quelli che pensano che tutto l’Islam sia da considerare, più o meno, compromesso nella violenza del terrorismo in quanto non esiste un islamismo moderato.

Mi rendo conto che l’avventura di procedere ad analizzare la piaga che ci affligge senza riferirsi all’intero Islam e limitarlo alle frange di radicalismo che i terroristi professano è complicato come camminare sul crinale di una catena di montagne senza cadere nel precipizio della faziosità. Comunque vorrei provarci, cercando di dire poche banalità, non cadere nelle generalizzazioni e, soprattutto, non addentrarmi in aspetti teologici e confronti tra le religioni monoteiste.

Secondo me ha ragione il Papa quando dice che il mondo – nessun angolo della terra escluso – è in guerra, una terza guerra mondiale, soprattutto per il modo in cui è combattuta diversamente dalla prima e dalla seconda, ma anche quando sostiene che non è una guerra di religione, ma di interessi e di conquista. Purtroppo la guerra c’è in termini tradizionali  all’interno del mondo islamico, ed è sul fronte di questo scontro che deve lavorare l’abilità diplomatica dell’Occidente per far prevalere la moderazione e cercare di bloccare i finanziamenti e la fornitura di armi a questo presunto Stato islamico.

Mi vorrei soffermare ad approfondire questo secondo punto. Ormai è assodato che il fenomeno Isis (Daesh) nasce dalla volontà di un gruppo di ideologi jihadisti, guidati da Abu Musab al-Zarquawi, di crare un califfato esclusivamente sunnita e, da allora (2003), iniziarono gli attentati contro gli sciiti. Il gruppo jihadista salafita attivo in  Siria e Iraq il cui attuale capo,  Abu Bakr al-Baghdadi, nel giugno 2014 ha unilateralmente proclamato la nascita di un  califfato nei territori caduti sotto il suo controllo in una fascia compresa tra la Siria nord-orientale e l'Iraq occidentale. Lo Stato Islamico (Is) e Al-Qaeda ora continuano ad attaccare obiettivi occidentali con azioni terroristiche, la domanda a cui è difficile dare una risposta certa è: quali strategie hanno i terroristi per seminare paura e morte in occidente?

 Diverse sono le risposte abbozzate dagli esperti di problemi medio-orientali: la reazione ai bombardamenti e alle azioni di guerra più mirate che l’Occidente ha attuato contro quei paesi (Iraq, Libia, Siria); uno strumento efficace per il reclutamento nei circoli jihadisti; addirittura, lo Stato islamico lo potrebbe fare per porre fine agli attacchi che sta subendo da parte degli occidentali; ed altre motivazioni ancora più o meno ipotizzabili. Ma è meglio non addentrarci nel campo dell’analisi delle motivazioni poiché sarebbe fuorviante per fare un ragionamento costruttivo.

Nessuna logica potrebbe giustificare e sostenere le azioni aberranti del terrorismo nella nostra civiltà attuale. Il fatto certo è che comunque in futuro ci aspettano attentati terroristici dove lo Stato islamico (e, in misura minore, Al-Qaeda) riuscirà a trovare dei volontari disposti a compierli sempre facendosi scudo della religione islamica (l’islamizzazione del radicalismo). Tanto nel mondo di matti ce ne sono e ce ne saranno sempre tanti… E’ più propositivo limitarsi a ragionare per cercare soluzioni che possano porre fine a tali massacri. Il grande passo per primo lo deve fare il mondo islamico nel prendere le distanze e rinnegare il terrorismo in maniera forte e chiara, ci dobbiamo accorgere che da posizioni singole e timide si passi a movimenti di massa ma, soprattutto, che i loro vertici principalmente sunniti siano convinti che è nel loro interesse contrastare l’Isis e l’eversione fondamentalista che si ispira al Corano.

Si tratta di evitare una guerra di religione, e il Papa sta dando una mano per proseguire nel dialogo e aiutarli “a togliere ai jihadisti la legittimità dell’uso dell’islamismo”. Meno male che, secondo una recente statistica al riguardo, gli italiani che sono propensi al dialogo con l’Islam sono la maggioranza (70%); vorrei domandare al restante 30% contrario, cosa intenderebbero fare: mettersi contro 1 miliardo e 600 milioni di musulmani? E ancora: perché non facciamo un esame storico della nostra religione e, considerando i passi da gigante operati nei secoli nell’interpretazione dei Testi Sacri, non auspichiamo e favoriamo la stessa evoluzione per l’Islam?

Non c’è dubbio che noi siamo avvantaggiati perché abbiamo il Papa e il Magistero della Chiesa che fanno sì che il cattolicesimo non si ponga più in contrasto con il progresso e, soprattutto, con l’evoluzione scientifica, ma non è detto che non lo possano fare anche loro. Per fortuna, mi sembra, che alcune persone dell’intellighènzia musulmana sagge ed acculturate lo stiano già facendo: come ad esempio, il grande imam e rettore dell’Università del Cairo, Ahmad al-Tayyib, la più alta dignità islamica del mondo sunnita. Egli, oltre ad aver condannato in modo chiaro gli attacchi terroristici in Occidente, “il terrorismo non è parte dell’Islam”, ha criticato “la cattiva interpretazione del Corano e della sunna”.

Questa critica implica affermare che Corano e sunna devono essere interpretati e non si può prenderli alla lettera! Solo i fanatici prendono tutto alla lettera e il letteralismo è una falsa lettura dell’Islam; in questi termini ha parlato al-Tayyib nel suo intervento alla Mecca citando “gruppi estremisti” che praticano questa interpretazione letterale. A questo proposito ritengo utile riportare ciò che pensa in proposito Padre Samir Khalil Samir, gesuita egiziano, docente di islamologia a Beirut e al Pontificio Istituto Orientale di Roma: “Il mondo islamico sta vivendo oggi forse la più forte crisi mai vissuta negli ultimi decenni. Un vero e proprio ‘scontro interno’, provocato dall’ideologia propagata dal sedicente Stato islamico. Un’ideologia – quella dell’Is – inaudita, inaccettabile e che fa torto allo stesso mondo islamico. Il pretesto di creare i califfati è senza alcuna giustificazione e non si capisce perché chiami in causa l’Occidente. … Proprio per questo è molto utile oggi sostenere il mondo islamico. Non serve combatterlo, ma piuttosto serve stargli vicino e offrirgli la propria esperienza, visto che nella Chiesa cattolica abbiamo sperimentato problemi simili”.

Questo è quello che deve fare la Chiesa per evitare una guerra di religione e papa Francesco lo sta facendo molto bene, tanto che qualche risultato già si vede: domenica 31 luglio le associazioni musulmane italiane e francesi hanno partecipato alla Messa per il sacerdote ucciso in Normandia. Diverso, invece, è quello che devono fare gli Stati laici mondiali con l’ONU in testa per decidere finalmente di porre fine allo Stato islamico e, in questi ultimi giorni per fortuna, sembra si siano avviati a farlo. I Governi europei, inoltre, devono normalizzare i rapporti con le comunità islamiche con opportuni accordi. In particolare il nostro Governo deve sbloccare il progetto, fermo da troppo tempo, di creare “tavoli d’intesa” tra tutte le  comunità musulmane e l’autorità governativa. Dobbiamo far sì che i musulmani presenti in Italia si adeguino totalmente al nostro vivere civile, alle nostre regole costituzionali e ad esprimersi nella nostra lingua. E’ necessario definire un accordo come quello esistente con la Chiesa cattolica, le comunità ortodosse, riformate ed ebraiche. Mi sembra il minimo!

Roma 1° settembre 2016           Gian Paolo Di Raimondo