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don Pino Pulcinelli

 
 
 

MONTA L'INDIGNAZIONE NAZIONALE 

Finalmente anche il mondo cattolico, attraverso i vescovi e l’associazionismo e i movimenti laici, è intervenuto con determinazione sulla situazione politica italiana, richiamandosi ai principi e alla tradizione della dottrina sociale della Chiesa. I vescovi, con la presa di posizione del cardinale Bagnasco, rompono gli indugi e denunciano il degrado morale della politica riferendosi ai comportamenti “intrinsecamente tristi e vacui” nonché “difficilmente compatibili con il decoro delle istituzioni”. Critica pesantissima, seguita dall’auspicio di riuscire al più presto a “purificare l’aria” nella politica italiana. Il Papa in persona, del resto, aveva auspicato in un messaggio rivolto al Presidente della Repubblica al momento di partire per la Germania, “un sempre più intenso rinnovamento etico per il bene della diletta Italia”. Tempo addietro un altro vescovo noto per non avere peli sulla lingua, Luigi Bettazzi, scriveva: “… quando giro in Italia, sento spesso la lamentela dei cristiani di fronte alla mancanza di ‘indignazione’ di noi vescovi di fronte al malcostume della politica, e non solo per gli scandali ‘privati’, ma anche per la moda invalsa di leggi ad personam, proposte – si dice – per difendersi da una Magistratura che esorbita dalle sue funzioni, ma che in realtà non fa che assicurare che la legge sia uguale per tutti … Quanto all’indignazione, anche Gesù più di una volta si è indignato, e proprio contro chi utilizza la posizione pubblica a difesa dei propri interessi personali o di casta”. Le associazioni e i movimenti cattolici, con il prossimo seminario di Todi del 17 ottobre, sembra abbiano ritrovata l’unità (insieme per la prima volta dopo il Concilio) proprio per lanciare la sfida alla politica con un’unica voce: milioni di persone appartenenti a realtà importanti, quali la Comunità di Sant’Egidio, l’Azione Cattolica, gli scout dell’Agesci, il Rinnovamento della Spirito Santo, il Movimento dei Focolarini – tanto per citare alcune sigle – hanno sentito la necessità di fare fronte comune per realizzare “la possibilità di un soggetto culturale e sociale di interlocuzione con la politica che sia promettente grembo di futuro”. Anche questa iniziativa conferma la volontà della società civile di scuotersi dall’assopimento collettivo voluto dall’attuale classe dirigente del paese. Voglio provare ad allargare la visione di questo risveglio della gente citando alcuni significativi fatti avvenuti recentemente. Primo fra tutti la raccolta delle firme per l’abrogazione del porcellum: senza la mobilitazione diretta dei maggiori partiti, con gli scarsi mezzi economici a disposizione del comitato promotore e in assenza di proclami televisivi, la soglia delle 500 mila firme è stata più che raddoppiata e ha superato il milione e 200 mila. Mai come oggi si è verificata un’opposizione al Governo nazionale degli Enti locali, di tutte le organizzazioni sindacali - sia dei lavoratori che degli imprenditori, dell’artigianato, dell’agricoltura e del commercio - che denunciano l’inadeguatezza e l’iniquità delle norme anticrisi varate e la scarsa percezione dell’entità e della pericolosità della recessione in atto da parte classe dirigente politica. Confindustria con ABI, ANIA, Alleanza delle Cooperative italiane, Rete Imprese Italia, il 30 settembre scorso ha prodotto un documento, il “Progetto delle Imprese per l’Italia”, nel quale tenta di sopperire alla carenza di iniziativa del Governo (il 5 agosto scorso lo aveva fatto la BCE con la famosa lettera firmata Trichet e Draghi) proponendo le cinque questioni prioritarie per salvare l’Italia e rilanciare la crescita:  1) spesa pubblica e riforma delle pensioni; 2) riforma fiscale; 3) cessione del patrimonio pubblico; 4) liberalizzazioni e semplificazioni; 5) infrastrutture ed energia. Per ciascuno di questi punti il documento illustra l’intervento da farsi senza esitare, pena grossi guai per il paese. Allo stesso modo, anche se con finalità diverse, ma neanche tanto (vedi i punti di convergenza sull’imposta patrimoniale e la lotta all’evasione fiscale), anche la Camusso - a nome del suo sindacato CGIL - dopo aver denunciato le manovre del Governo basate su politiche recessive, propone che le risorse per il risanamento e la crescita si debbano reperire da una seria tassazione delle grandi ricchezze, dei grandi immobili (patrimoniale) e da un contributo di solidarietà sui redditi alti, nonché, da una rigorosa lotta all’evasione fiscale che non guardi in faccia a nessuno. Per completare il quadro degli scontenti e indignati per l’operato della nostra classe politica non si può sottovalutare il manifesto di Diego Della Valle pubblicato sui maggiori quotidiani nazionali a sue spese. Con questo gesto egli ha voluto prendere posizione sul degrado della politica mettendoci la faccia. Questa la parte più significativa della denuncia: “La grave crisi che ha colpito le economie mondiali, Italia compresa, impone serietà, competenza, buona reputazione, senso dello Stato ed amore per il proprio Paese, per uscire da questo momento molto preoccupante. Invece, purtroppo, bisogna prendere atto che solo una piccola parte dell’attuale classe politica possiede queste caratteristiche, mentre il resto è composto da persone incompetenti e non preparate che non hanno nessuna percezione dei problemi del Paese, della gravità del momento e tanto meno una visione mondiale degli scenari futuri che ci aspettano”. A tutti questi autorevoli interventi che ben dipingono la gravità del momento che stiamo attraversando, dai problemi etici a quelli economici, voglio aggiungere il mio modesto parere tratto dall’esperienza di vita vissuta negli ultimi tre anni. Anche la mia famiglia, come la maggior parte degli italiani, a causa della crisi economica, per sopravvivere sta consumando progressivamente i risparmi di una vita di lavoro: quei risparmi che secondo i “soloni” nazionali dell’economia e della finanza erano indicati come salvatori della patria, in quanto l’enorme debito pubblico veniva attenuato dal risparmio privato delle famiglie.  Ora, se anche questi risparmi dovessero scomparire in un sol colpo a causa di un possibile “default Italia”, dove finiremmo? Tremonti ed i suoi esperti ministeriali lo sanno che il risparmio privato è costituito prevalentemente dai titoli di Stato e quindi se questi diventassero carta straccia, anche il risparmio privato si volatilizzerebbe? Ricordo con terrore cosa successe qualche anno fa con il “default Argentina”: alcuni risparmiatori connazionali, mal consigliati dalle banche, persero una tale quantità di denaro da farli piangere. Io sono estremamente preoccupato e mi domando, con lo stesso vigore delle persone che ho citato, come mai la classe dirigente che ci governa non corra – sottolineo corra – ai ripari senza indugiare in pretestuose contrapposizioni di parte?

Gian Paolo Di Raimondo

Roma, 8 ottobre 2011