IL VOLONTARIATO

I PENSIONATI POSSONO AIUTARE IL NOSTRO PAESE

 

 

Il mio posto di lavoro oggi dove svolgo parte dell’attività di volontario a favore della collettività

 

Il volontariato è una energia irrinunciabile della società. Un patrimonio generato dalla comunità, che si riverbera sulla qualità delle nostre vite, a partire da coloro che si trovano in condizioni di bisogno, o faticano a superare ostacoli che si frappongono all’esercizio dei loro diritti.”

(Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – Padova 07/02/2020)

 

  Con eroismo velato, i volontari danno un enorme contributo a combattere il flagello Covid-19. Papa Francesco lo riconosce pubblicamente. Ed esalta la loro opera silenziosa e la semina d’amore fatta nel campo umano e sociale. Ponendo in risalto la loro discrezione e delicatezza. Agiscono in punta di piedi. Lontani da microfoni e telecamere. Ma vicini a persone sole, anziane, ammalate. A titolo d’esempio, portando loro beni di prima necessità o facendogli un po’ di compagnia al telefono. E non soltanto a chi ha la possibilità di stare sotto un tetto, ma anche a chi non può accettare l’invito a restare a casa, semplicemente perché non ce l’ha.

 

 

 

 

Il volontariato ha sempre svolto nel nostro Paese una funzione benefica per coprire le carenze del welfare di Stato non sempre sufficiente ad alleviare i disagi dei più bisognosi, ma oggi è più che mai necessario. La drammatica emergenza del Coronavirus Covid-19, che tutti noi stiamo vivendo, ci obbliga a rallentare le nostre abitudini e a cambiare radicalmente gli stili di vita. Solidarietà e senso di responsabilità: sono le parole chiave che devono muovere in tutti, ma specialmente in coloro che dispongono di maggiore esperienza e capacità organizzativa, la voglia di contribuire “a dare una mano” al Paese. Perché oggi è il tempo anche per noi, ex manager impegnati una vita alla crescita e allo sviluppo dell’Italia, di mettere a disposizione della Pubblica Amministrazione le nostre competenze. Noi che abbiamo visto crescere l’Italia del dopoguerra, diventando eccellenza mondiale sia nel campo delle tecnologie sia nello sviluppo delle conoscenze umanistiche, abbiamo la responsabilità sociale di contribuire a disegnare un futuro per i nostri nipoti. Ritengo che molto spesso le difficoltà siano opportunità per guardare al domani. Perché, una volta che il peggio sarà alle nostre spalle, ci sveglieremo in un Paese nuovo, più maturo, e saremo consapevoli di non poter tornare indietro. Saremo protagonisti di un nuovo Risorgimento. Ospedali diversi, scuole innovative, nuovi mestieri, maggiore maturità digitale e nuovi modelli organizzativi del lavoro.

Prima di tutto oggi mi sento obbligato a rivolgere un particolare plauso ai volontari della Protezione Civile che in questo periodo di crisi pandemica, crescono di numero ogni giorno e svolgono un servizio importantissimo in sostegno alle organizzazioni periferiche stabili del Dipartimento. Le principali attività di questo tipo di volontariato sono: supporto alle strutture comunali e ai soggetti “fragili”, alle persone in quarantena presso la propria abitazione (non positive al Covid-19) e supporto, con le dovute precauzioni disposte dagli organi sanitari, ai soggetti positivi al nuovo Coronavirus ed isolati presso il proprio domicilio. Un grazie a tutti loro è doveroso!

Voglio raccontare come anch’io sono entrato nel mondo del volontariato perché penso possa essere utile alle migliaia di persone che si trovano nelle mie stesse condizioni di pensionato. Dal momento che sono entrato in quiescenza a tempo pieno, mi sono chiesto cosa potessi fare e come avrei passate le mie giornate in assenza del frenetico ritmo che aveva condizionato gli ultimi anni della mia vita lavorativa. Un anno prima dell’abbandono totale del lavoro avevo già previsto che sarei entrato in crisi di astinenza. Pertanto, avevo tentato di fornire consulenza gratuita alla Pubblica Amministrazione, conoscendo tale settore molto bene per aver passato, metà della mia occupazione pregressa, a risolvere i problemi di automazione dei servizi pubblici con le aziende in cui avevo lavorato e avevo diretto.

 

 

Il mio posto di lavoro di Presidente della CISIT S.p.A. nel 2000

Niente di fatto avvenne. Il tentativo fallì miseramente. Eppure pensavo che il mio ragionamento fosse corretto: perché non sfruttare le notevoli esperienze dei manager che vanno in pensione - in assenza di problemi economici - per dare una mano ad un settore che ne ha tanto bisogno senza alcun aggravio per le casse dello Stato? La risposta che mi fu data dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri di allora fu: “Non capiamo che bisogno ci sia a seguire la sua proposta, quando la consulenza le varie Amministrazioni la possono richiedere a pagamento”. Forse i tempi erano prematuri perché era ancora il periodo in cui la classe politica doveva dare delle prebende agli amici e agli amici degli amici. Chissà se ora la ristrettezza economica e la crisi che stiamo vivendo a causa del coronavirus faranno cambiare idea ai nostri governanti e li porteranno a vedere di buon grado le offerte gratuite dell’intellighenzia che va in pensione? Se fosse così, meglio tardi che mai!

Comunque io, vista la strada preclusa della consulenza alla P.A., ho tentato quella del volontariato alle organizzazioni umanitarie che mi si è aperta immediatamente e l’ho percorsa e la sto percorrendo con grande soddisfazione personale e degli Enti e Fondazioni che non perseguono fini di lucro a cui fornisco servizi e esperienza. In questo modo occupo gran parte delle mie giornate, non sto mai in ozio e soprattutto non ciondolo a casa intralciando mia moglie nel suo lavoro giornaliero.

A titolo esemplificativo e per dare un qualche spunto ai colleghi che si trovano ora nelle condizioni in cui mi sono trovato io qualche anno fa, mi piace raccontare cosa faccio e come impiego il tempo con gli attuale impegni acquisiti.

Sono un Operatore della Carità per aver conseguito l’attestato in un corso biennale presso l’Università Lateranense e con tale ruolo partecipo alle attività assistenziali della Caritas di Roma.

Sono un Collaboratore AVIS di Roma e organizzo le periodiche raccolte del sangue nel mio quartiere.

Sono un membro del Comitato Operativo del Lazio della Fondazione Italiana Promozione Trapianti d’Organo (FIPTO) e, in questa funzione, partecipo alle decisioni che la Fondazione prende in merito alle attività organizzative per promuovere la cultura della “donazione” e dei “trapianti d’organo” nelle scuole e in tutti gli altri contesti aggregativi della società civile.

Vi prego di credermi con tutte queste attività non mi resta più tanto tempo libero, ma nonostante ciò, qualche ritaglio lo trovo per assistere i bisognosi della Parrocchia, per partecipare alle raccolte alimentari per rifornire i punti di distribuzione del cibo ai poveri, per recuperare denaro tramite donazioni per pagare le bollette alle famiglie indigenti.

Vi assicuro che tutto ciò mi gratifica e mi fa sentire meno il peso della vecchiaia incombente. E sono felice di farlo. Chiudo con la notizia apparsa sui giornali il 22 marzo scorso, un vecchio medico ha risposto all’appello rivolto dalla Regione Veneto ai medici in pensione per tornare in corsia con queste parole:

Quando nella vita si decide di fare il medico, se c’è bisogno ci si deve mettere in gioco. Chiamarsi fuori è incoerente con il giuramento di Ippocrate. Io l’ho fatto nel lontano 1961 ma mi ricordo ancora bene cos’è”. E’ Giampiero Giron, 85 anni, veneziano d’origine, già professore ordinario e primario di anestesia e rianimazione a Padova, a rispondere all’appello della sanità veneta. Servono professionisti in grado di gestire il lavoro nelle terapie intensive e lui si dice pronto, ancora una volta. Come lo fu il 14 novembre 1985, quando dovette praticare l’anestesia a Ilario Lazzari, il primo trapiantato di cuore in Italia. L’Italia è anche questa. Ecco perché sono convinto che ce la faremo a superare pure il nuovo Coronavirus!

Gian Paolo Di Raimondo - 1 aprile 2020