L’OSSESSIONE ANTICAPITALISTA E LA MODA DI RIVALUTARE MARX

 

 

Il fine immediato dei comunisti è identico a quello di tutti gli altri partiti proletari: costituzione del proletariato in classe,
abbattimento del dominio della borghesia, conquista del potere politico da parte del proletariato
. (Karl Marx)

Se lo Stato sociale oggi si vede tagliare i fondi, va in pezzi o addirittura viene deliberatamente smantellato è perché le fonti di profitto
 del capitalismo si sono spostate, o sono state spostate, dallo sfruttamento della manodopera operaia allo sfruttamento dei consumatori.
E perché i poveri, spogliati delle risorse necessarie per rispondere alle seduzioni dei mercati consumistici, hanno bisogno di denaro
 – non del genere di servizi offerti dallo «Stato sociale» – per risultare utili secondo la concezione capitalista dell’«utilità»
.  (Zygmunt Bauman)

 


 

 

 

 

L’idea di scrivere quest’articolo mi è venuta leggendo qualche giorno fa sul Messaggero il testo, inedito in Italia, di un’omelia che Joseph Ratzinger tenne nella parrocchia St. Martin di Unterwossen in Germania, che sarà pubblicata in italiano nel libro intitolato “Per amore” nei giorni di Pasqua di quest’anno. La parte dell’omelia che mi ha colpito è quella che si riferisce al pensiero di Karl Marx quando sostiene che il cambiamento del sistema e la scomparsa del dolore dalle classi sociali che soffrono eliminerebbero il bisogno di ricorrere alla consolazione divina. Riporto cosa disse Ratzinger: “Dio non ha operato - come noi sogneremmo e come poi Karl Marx ha gridato a gran voce al mondo - in modo da far scomparire il dolore e cambiare il sistema, così che non ci sia più bisogno di consolazione. Questo significherebbe toglierci l’umanità. Ed è quello che nel segreto desideriamo. Sì, essere uomini ci è troppo pesante. Ma se ci venisse tolta la nostra umanità, smetteremmo di essere uomini e il mondo diverrebbe disumano. Dio non ha operato così. Ha scelto un modo più sapiente, più difficile, da un certo punto di vista, ma proprio per questo migliore, più divino. Egli non ci ha tolto la nostra umanità, ma la condivide con noi. Egli è entrato nella solitudine dell’amore distrutto come uno che condivide il dolore, come consolazione. Questo è il modo divino della redenzione. Forse possiamo capire nel modo migliore che cosa significhi cristianamente redenzione a partire da qui: non trasformazione magica del mondo, non che ci viene tolta la nostra umanità, ma che siamo consolati, che Dio condivide con noi il peso della vita e che ormai la luce del suo condividere l’amore e il dolore sta per sempre in mezzo a noi.

Questa parte dell’omelia mi ha indotto ad approfondire la situazione attuale che, per effetto della globalizzazione e della crisi del capitalismo, ha indotto una parte dei filosofi italiani contagiati dall’“ossessione anticapitalista” a rivalutare Marx. Molto più modestamente il mio giudizio personale è che sia immotivato e forse anche dissennato pensare che la liberazione umana avvenga attraverso il capitalismo attuale con l’economia di mercato globalizzato e senza regole, come attraverso il comunismo di Marx e Engels. Infatti, oggi si registra una crisi dell’applicazione dell’economia basata su un sistema capitalistico che crea un alto numero di diseguaglianze economiche e tanta povertà, come, però, in passato l’applicazione del marxismo in alcuni Paesi ha creato, tutt’altro che liberazione umana, ma maggior dolore e morte per l’umanità che l’ha subita. Attenzione a non abbandonarsi a forme di pensiero, magari anche affascinanti, che propongono la scomparsa del dolore ma che sono impossibili poi da realizzarsi. Ci vuole cautela e molto buon senso a rivalutare Marx, lasciamolo fare ad alcuni filosofi italiani (pochi per fortuna) che sono ossessionati dall’anticapitalismo. Poniamoci invece alla ricerca di un qualche sistema economico nuovo che, pure se non raggiungesse l’eliminazione totale della povertà e del dolore nell’umanità, almeno li riducesse al minimo. Qualcuno già sta cercando una terza via. Mi ricordo che, qualche anno fa, assistetti a una conferenza di un professore di economia che, per indicare una probabile terza via tra i due sistemi capitalista e comunista, fece un ottimo esempio riferendosi al romanzo di Herman Melville “Moby Dick” e richiamandosi all’ingaggio di viaggio della baleniera Pequod: “… tutto il personale, compreso il capitano [Achab], riceve alcune quote dei profitti, chiamate pertinenze; queste pertinenze sono proporzionate al grado di importanza dei rispettivi compiti …” Dall’esempio si evince che un’idea potrebbe essere quella di vedere le maestranze partecipare agli utili dell’azienda per cui lavorano, adeguando le loro spettanze al grado d’importanza e responsabilità dei rispettivi compiti. E’ poca cosa, forse un’utopia, ma significa che qualcuno ci sta pensando e, aggiungo io, che una parvenza di questo sistema già si attua nelle “cooperative”. Purtroppo nel mondo di oggi, invece di contrapporre al capitalismo in crisi un atteggiamento da socialismo riformista che, come suggeriva Olof Palme, già Primo Ministro socialdemocratico della Svezia, non demonizzi il capitalismo, ma lo tratti come “una pecora da tosare” da “civilizzare” iniettando nell’economia di mercato qualcosa del tutto estranea al suo codice genetico: “Il principio di solidarietà”. Invece gli si contrappone una guerra sfrenata e, non tenendo conto della morte storica del marxismo applicato nei Paesi comunisti, una parte dell’intellighenzia mondiale non ha posto fine all’ossessione anticapitalista di Marx. Quest’ossessione, che ha avuto in Zygmunt Baumann, anche se passato da comunista ad anticomunista, uno dei suoi interpreti più agguerriti e influenti, purtroppo ha contagiato anche una parte della sinistra italiana. Sentire o leggere le esternazioni di alcuni filosofi italiani, da Vattimo a Fusaro, sembra che il tempo per loro si sia fermato. Veramente io penso che questi signori abbiano trovato intelligentemente un modo di costruire le loro fortune in termini d’immagine mediatica, acquisendo maggiore visibilità nel cavalcare le nuove mode mondiali antisistema. Bisogna riconoscere che il pensiero di Marx, con la sua rivoluzione sociale, ha comunque lasciato nel mondo la sua impronta anche positiva, sia sotto l’aspetto politico con il socialismo, nel tempo trasformatosi da rivoluzionario in democratico, sia addirittura nella Chiesa cattolica, sollecitandola ad affrontare il problema sociale con la “Rerum Novarum” e la “Dottrina sociale della Chiesa”. Basta leggere, a questo proposito, la prefazione di Bartolomeo Sorge - gesuita, teologo e politologo - al libro di Salvatore Vento “Karl Marx”, dal titolo “Quello che la Chiesa deve al marxismo” per rendersi conto che la Chiesa combattuta da Marx non è più quella uscita dal Concilio Vaticano II; soprattutto per quanto riguarda l’aspetto sociale.

Ecco cosa scrive Sorge:

“…Tenendo conto di quest’ambiguità di fondo, non si può tuttavia negare che le accuse di essere borghese e alleata del potere economico e politico, rivolte dai marxisti alla Chiesa, evidentemente strumentali, abbiano contribuito a far riflettere sulla natura della crisi religiosa, tanto che lo stesso Concilio non ha difficoltà a collegarla anche ai profondi cambiamenti di natura sociale e culturale, senza per questo ridurre la religione a mero fenomeno sociologico, come vorrebbe il marxismo. Più semplicemente, la Chiesa ritiene che la sovrapposizione tra fede e politica, fra trono e altare, tra spada e crocifisso, che ha caratterizzato la lunga stagione della “cristianità”, sia ormai definitivamente superata: non certo grazie all’ambigua critica ideologica del marxismo ma, sul piano storico, a causa della diffusione nel mondo contemporaneo dei processi di secolarizzazione, ai quali anche il marxismo ha contribuito, e, sul piano dottrinale, a causa soprattutto alle acquisizioni del Concilio Vaticano II…

 

Gian Paolo Di Raimondo 15 gennaio 2019