MARIA DA RAGAZZA NORMALE
A MADRE SOFFERENTE

  
 

 

 

 

Papa Bergoglio racconta nel suo libro dedicato all’Ave Maria: «Da quando è nata fino all’Annunciazione, al momento dell’incontro con l’angelo di Dio,
me l’immagino come una ragazza normale, una ragazza di oggi, una ragazza non posso dire di città, perché Lei è di un paesino, ma normale, normale, educata normalmente,
aperta a sposarsi, a fare una famiglia. Una cosa che immagino è che amasse le Scritture: conosceva le Scritture, aveva fatto la catechesi ma familiare, dal cuore.
Poi, dopo il concepimento di Gesù, ancora una donna normale: Maria è la normalità, è una donna che qualsiasi donna di questo mondo può dire di poter imitare.
Niente cose strane nella vita, una madre normale: anche nel suo matrimonio verginale, casto in quella cornice della verginità, Maria è stata normale. Lavorava, faceva la spesa,
aiutava il Figlio, aiutava il marito: normale
». 

 


 

 

 

 

Ho scritto diverse volte su Maria, ma non mi stancherò mai di farlo, poiché la considero molto vicina a noi nella sua umanità manifestata in tutta la sua vita che, se pur prescelta da Dio, le ha fatto mantenere gli stessi sentimenti di ogni nostra madre. Per questo voglio iniziare il nuovo anno (proprio nel giorno dedicato a Lei quale “Santissima madre di Dio”) continuando a fare qualche riflessione sulla sua persona, sperando di trovare anche qualche spunto di originalità.

Ho detto che Maria ha gli stessi sentimenti – amore, dubbi, stupore, paure, dolore – di una qualsiasi donna, ma purtroppo per Lei nell’età adulta hanno prevalso quelli che l’hanno fatta soffrire. Il tutto è iniziato dopo l’Annunciazione e la gravidanza che avvenne nel periodo del suo fidanzamento con Giuseppe cui era stata promessa sposa a dodici-tredici anni. Soffermiamoci un attimo a pensare cosa sarà potuto capitare a una ragazza normale (come l’ha chiamata papa Bergoglio) in quella situazione e in quel tempo. Suppongo che a Nazaret si sarà sparsa la voce che i fidanzati avessero consumato prima delle nozze, oppure che Lei avesse tradito Giuseppe. Nel primo caso, dal punto di vista giuridico, scrive P. Frédéric Mans (biblista dello Studio Biblico francescano di Gerusalemme, nel libro Beata colei che ha creduto. Maria una donna ebrea - Edizioni Terra Santa), l’atto in sé non era punibile, a condizione che il fidanzato si riconoscesse responsabile. Nel secondo caso, invece, Maria sarebbe stata accusata del reato d’infedeltà e quindi passibile come adultera della punizione della lapidazione. Per una ragazza normale non credo sia stata una cosa di poco conto da superare, se non con tanta paura. Era il primo segno premonitore del grande dolore che l’aspettava da madre. E’ probabile che Giuseppe, dopo l’apparizione dell’Angelo in sogno, si sarà sentito spinto a difendere la sua promessa sposa contro ogni diceria, attribuendosi la responsabilità della situazione; e qui, secondo me, intervenne anche la forza dell’amore, Giuseppe amava Maria e non voleva perderla.

Per proseguire nel suo percorso di afflizioni, pensiamo ai traumi anche psicologici di Maria per i disagi del parto: certamente non sarà stata una passeggiata dare alla luce suo figlio nelle condizioni indicateci dai Vangeli. Storicamente l’evento forse avvenne nell’anno 6 o 7 a.C. e, studiando il calendario dei turni sacerdotali nei testi antichi, secondo Shemarjahu Talmon dell’Università di Gerusalemme, ciò avvenne proprio nel mese di dicembre. Appena otto giorni dopo la nascita di Gesù, Maria e Giuseppe lo portarono al Tempio per la circoncisione, come prescritto dalla Legge ebraica. E qui avvenne un altro shock per Maria: il Vecchio Simeone (dal Vangelo secondo Luca) prendendo in braccio Gesù le profetizza: “Questo bambino è un segno contraddetto, e anche a te una spada trapasserà l’anima, affinché vengano svelati i pensieri di molti cuori”. Anche questo evento premonitore annuncia quanto la prossima vita di Maria possa essere travagliata, tanto da far dire a padre Stefano De Fiores, che fu professore presso la Pontificia Università Gregoriana e la Pontificia Facoltà Teologica Marianum: “Il futuro di Maria è un cielo oscuro che si tinge di sangue. Questa donna ha sofferto moltissimo nella vita. Il figlio rimarrà un enigma permanente anche per lei”. Certo sarà stato a dir poco complicato vivere per più di trent’anni accanto a un figlio che per Lei si presenta come un costante enigma. Il primo dei segnali che le hanno generato sconcerto nell’agire di Gesù penso sia stato quando, assieme al suo sposo, lo accompagnano dodicenne al Tempio per la cerimonia di passaggio all’età adulta, e al ritorno si accorgono che non è con loro. Passano addirittura tre giorni prima di ritrovarlo intento a discutere con i dottori del Tempio. Gesù, a un moderato rimprovero risponde seccato, rivendicando la sua indipendenza, che deve stare nelle “cose di suo Padre”. Parole sempre più incomprensibili per Maria e Giuseppe. Anche su questo evento voglio riportare le parole di De Fiores che così lo commenta “E’ normale che [Maria] non comprenda, qui si parla del Tempio, dei tre giorni di angoscia e del ritrovamento: è tutta un’allusione ai tre giorni terribili che la mamma dovrà passare durante la passione, morte e risurrezione del figlio. Maria viene in qualche modo preparata alle sofferenze future”.

Tornati a Nazareth, nei Vangeli non sono più riportate scene simili fino a quando Gesù passati i trent’anni inizia l’attività pubblica.

Un nuovo fatto avviene in occasione delle nozze di Cana di Galilea. Sotto l’impulso di Maria “non hanno più vino” il figlio anche stavolta risponde in modo abbastanza scortese e incomprensibile per la mamma “Che c’è tra me e te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora”. Poi però trasforma l’acqua in vino. Grazie alla richiesta di sua madre, Gesù compie il suo primo miracolo e i discepoli credono in Lui.

E, a conclusione dei dolori di Maria, arriviamo al clou, alla fine: la Madonna deve assistere alla tortura e alla crocifissione di suo figlio. La profezia di Simeone si è realizzata.

 

E’ meglio che chiuda riportando integralmente quanto scritto nel Portale di Mariologia sul “Dolore di Maria – La Theotokos al cospetto di suo figlio flagellato e crocifisso:

 

Maria presso la croce è la "Donna" forte della Scrittura che contempla il Figlio Suo flagellato e crocifisso. "Stavano presso la croce di Gesù Sua Madre, la sorella di sua Madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la Madre e accanto a Lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: 'Donna, ecco il tuo Figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco la tua Madre!" (Gv 19, 25-27). Maria diventa la Madre degli uomini per la Sua partecipazione al sacrificio del Calvario, ed è nel momento più drammatico della vita del Figlio che Le viene manifestata la Sua maternità spirituale. La Sua presenza presso la croce rappresenta il punto culminante della Sua associazione alla missione salvifica del Cristo. Le Sue sofferenze offerte in unione con il Figlio Redentore hanno costituito l'atto più importante della Sua maternità spirituale. "Maria guardava le ferite del Figlio, mentre tutti fuggivano. Ella rimaneva intrepida... Il Figlio pendeva in croce, la Madre si offriva ai persecutori"36. Il Cristo muore e la Sua missione è compiuta, ma la missione di Maria inizia d'ora in poi. Nella rigenerazione dell'umanità Ella è la nuova Eva, quindi, la Madre dei redenti per intima associazione con Cristo. In quanto tale la Sua missione abbraccia come figli tutti coloro che la grazia divina associa al Cristo. Questa nuova missione di Maria è necessaria alla completezza della redenzione; è la fonte della funzione di Maria verso la Chiesa, e del culto verso Maria.

Gian Paolo Di Raimondo – 1 gennaio 2019