L’UNITA’ DEI CRISTIANI  

 

 

 

Nella storia la Chiesa si divise lungo linee linguistiche-geografiche, teologiche-dottrinali, politiche

di gestione del potere, e la frattura fondamentale finora non si è rinsaldata. 

Preghiera di Papa Francesco per l’Ecumenismo

Padre, inviaci lo Spirito Santo che Gesù ci ha promesso. Egli ci guiderà verso l’unità. Egli è Colui che dà i carismi, che opera la varietà nella Chiesa, ed è Lui che fa l’unità.
Inviaci lo Spirito Santo, che ci insegni tutto quello che Gesù ci ha insegnato e ci dia la memoria di quello che Gesù ha detto. Gesù, Signore,
Tu hai chiesto per tutti noi la grazia dell’unità in questa Chiesa che è Tua, non è nostra. La storia ci ha divisi.
Gesù, aiutaci ad andare sulla strada dell’unità o di questa diversità riconciliata. Signore,
Tu sempre fai quello che hai promesso, donaci l’unità di tutti i cristiani. Amen.

 


 

 

 

 

Oggi, certamente, la maggior parte delle motivazioni - per esempio quelle dottrinali e teologiche - che hanno determinato a suo tempo le varie divisioni, si sono molto attenuate, mentre è rimasta preponderante quella politica e di potere che, con tutta la buona volontà dell’ecumenismo attuato negli ultimi anni principalmente dalla nostra Chiesa cattolica, è la più difficile da superare. Facendo un breve excursus sulle principali divisioni che nella storia si sono susseguite nella Chiesa di Gesù, s’inizia con la non accettazione delle decisioni del concilio di Calcedonia del 451 da parte della Chiesa copta ortodossa e la Chiesa armena. La seconda divisione avvenne nel 1054 che portò alla separazione tra la Chiesa cattolica latina e quella ortodossa orientale. La terza grande divisione è la Riforma protestante del 1517. La Chiesa anglicana nasce nel 1533 dall’Atto di supremazia con cui re Enrico VIII, in rottura con il Papa, si dichiara capo della Chiesa d’Inghilterra. Infine, all’inizio del Novecento, ancora all’interno della galassia protestante, ha origine il movimento pentecostale, d’impronta carismatica, che oggi è una delle denominazioni cristiane più diffuse e più in crescita nel mondo. A proposito dell’universo delle Chiese Protestanti, ricordo che quando per una vacanza ero negli Stati Uniti con la famiglia, una domenica ci mettemmo in cerca di una Chiesa cattolica ma non la trovammo. Pur fermandoci in diverse strutture con la croce di Cristo all’esterno, nessuna era cattolica; entrammo in una delle tante e fummo accolti molto bene ad assistere a una loro funzione basata esclusivamente sul messaggio evangelico accompagnato da canti. Alla fine dovemmo anche soddisfare la curiosità di molti che ci chiedevano notizie sull’Italia. Devo dire che rimasi sensibilmente e positivamente colpito da quell’esperienza. Un altro caso che mi ha consolidato la convinzione che l’ecumenismo è complicato da attuarsi solo per gli interessi politici - vedi anche la recente separazione dell’Ucraina dalla Chiesa ortodossa russa -, economici e di potere gestiti ai vertici e non per difficoltà della base all’unione, è quanto succede a Roma dove un Pastore valdese della Chiesa di piazza Cavour spesso va a fare l’omelia nella Messa di una Chiesa cattolica vicina.

Certamente non sono i nostri vertici a ostacolare l’avvicinamento dei Cristiani visti gli sforzi in questo senso fatti dagli ultimi Papi. Per sintetizzare l’attuale posizione della Chiesa cattolica sull’ecumenismo si può menzionare ciò che ha scritto il Cardinale Walter Kasper, Presidente emerito del Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, per commentare “Il decreto sull’ecumenismo del Concilio Vaticano II quarant’anni dopo: Retrospettive e Significato permanente - Sviluppi e Situazione attuale - Prospettive future”: “Nel Decreto ‘Unitatis redintegratio’, sin dall'introduzione del documento, si legge che ‘da Cristo Signore la Chiesa è stata fondata una e unica’, che la divisione è opposta alla volontà del Signore, è di scandalo al mondo e danneggia la più santa delle cause: la predicazione del Vangelo. Promuovere il ristabilimento dell'unità fra tutti i cristiani è uno dei principali intenti del sacro Concilio ecumenico Vaticano II”.

Sarebbe troppo lungo elencare le azioni di buona volontà degli ultimi Papi per adoperarsi a svolgere attività e iniziative che, secondo le varie necessità della Chiesa e opportunità dei tempi, sono suscitate e ordinate a promuovere l’unità dei Cristiani, mi limiterò a descrivere solo quelle in corso con papa Francesco.

Significativi sono i suoi rapporti di amicizia con il Patriarca ortodosso di Costantinopoli Bartolomeo I e, soprattutto, per la prima volta nella storia, l’abbraccio con il Patriarca di Mosca Kirill del 12 febbraio 2016. In quell’occasione i due hanno pure sottoscritto una dichiarazione comune con forti parole che deplorano le antiche contese del “Vecchio Mondo” manifestando la necessità di un lavoro comune tra Cattolici e Ortodossi. Nel documento si deplora, anche, la perdita dell’unità, conseguenza della debolezza e del peccato e si rinnova il messaggio di Cristo Salvatore: “Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola” (Gv 17, 21).

Il lavoro di papa Francesco per risanare la ferita della scissione Protestante si rende palese quando il 31 ottobre 2016, si reca a Lund in Svezia in occasione della commemorazione della Riforma del 1517, esortando i Cattolici e i Luterani a guardare con amore e onestà il comune passato e, riconoscendo gli errori commessi, a chiedere perdono a Dio, solo giudice. Inoltre, auspica che sulla strada intrapresa per la riconciliazione che ha preso forma negli ultimi cinquant’anni nel dialogo ecumenico, si possa riparare al momento cruciale della storia comune, superando le controversie e i malintesi che hanno impedito la reciproca comprensione.

Chiudo confermando che il persistere delle ragioni che ostacolano l’ecumenismo sono più laiche che religiose con le parole sull’argomento proprio del Papa. Le divisioni tra Cristiani sono spesso avvenute perché alla radice, nella vita delle comunità, si è infiltrata una mentalità mondana” e oggi “troppo facilmente” il cammino ecumenico “si arresta davanti alle divergenze che persistono”.

Gian Paolo Di Raimondo – 1 novembre 2018