SUSSIDIO
PER I CATECHISTI


 


Il giudice e la vedova

a cura di Maria Francesca Vitali

Testo della parabola
 
Luca 18, 1-8

1Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai 2: “C’era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. 3In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: fammi giustizia contro il mio avversario. 4Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, 5poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi.” 6E il Signore soggiunse: “Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. 7E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? 8Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”.                                               

Contesto in cui viene narrata la parabola

La parabola del giudice iniquo e della vedova importuna si trova esclusivamente nel Vangelo di Luca dopo la cosiddetta “piccola apocalisse lucana” (Lc 17,20-37). Al tempo di Gesù c’era un grande interesse per i temi escatologici. La questione della venuta del regno di Dio rappresentava un argomento ricorrente nel dibattito religioso. Non si trattava di curiosità, ma di una domanda sulla salvezza, intesa come compimento della storia.
Interrogato dai farisei sul momento in cui si sarebbe manifestato il Regno di Dio, Gesù da un lato ne aveva ribadito di già la presenza, dall’altro aveva dichiarato che il giorno del figlio dell’uomo non era ancora pienamente compiuto. Da qui il duplice insegnamento della parabola rivolto ai discepoli riguardo a come comportarsi nel tempo dell’attesa: Gesù istruisce i suoi innanzitutto sulla necessità della preghiera e li rassicura invitandoli a confidare nella certezza di essere esauditi.

La parabola

Possiamo dividere il racconto dell’Evangelista nelle seguenti 4 parti.
1) il significato della parabola (v.1)
Proprio nell’introduzione del brano troviamo il primo significato della parabola: la necessità di pregare sempre senza stancarsi. Gesù non invita i suoi discepoli a pregare ininterrottamente quanto piuttosto ad una vita che non dimentichi mai la preghiera. Per S. Luca pregare non è recitare formule ma è un modo di vivere, è un cammino di fede, ovvero una vita impostata e vissuta sugli insegnamenti di Gesù.
2) il contenuto della parabola (vv.2-5)
La parabola nel suo insegnamento, la preghiera incensante, è simile a quella dell’amico importuno (Lc11,5-8) in cui la ritrosia dell’amico viene vinta dall’insistenza del richiedente.
La scena descritta da Gesù è tratta ancora una volta dalla vita quotidiana e ancora una volta mette in gioco tre personaggi: un giudice, una vedova che si rivolge a lui per ottenere giustizia e l’avversario di quest’ultima. Per ben comprendere la parabola occorre tenere conto della società e della prassi giudiziaria all’epoca di Gesù. Malgrado la Legge di Mosè prescrivesse di proteggere le vedove e di rispettare i loro diritti, alla morte del marito le donne potevano cadere in miseria perché perdevano ogni fonte di sostentamento o potevano avere problemi da parte di altri per questioni di debiti, per la divisione dell’eredità, ecc.. In questi casi non restava che ricorrere alla magistratura nella speranza che il giudice al quale ci si rivolgeva fosse una persona onesta poiché la categoria di quei tempi non brillava per moralità.
Il giudice è presentato come uno che non teme Dio e non ha rispetto per il prossimo, è ateo e senza pietà, arrogante e sicuro della sua posizione: niente può fare una breccia nella sua persona.
La vedova della parabola, povera e indifesa, per la sua stessa condizione di vedovanza, nella sua ostinata richiesta di giustizia, dimostra di avere coraggio e di credere nel diritto malgrado il giudice all’inizio non voglia ascoltarla. Non avendo i mezzi per “comprare” il magistrato, la donna utilizza la sola arma a sua disposizione: torna e ritorna da lui con insistenza a chiedergli di sostenere la sua causa. E il giudice, alla fine, esasperato dalla sua ostinazione, per liberarsi di lei, le farà giustizia.
3) l’applicazione fatta da Gesù della parabola stessa (vv.6-8a)
In questi versetti Gesù fa un tipico passaggio, cosiddetto “a fortori”, mette cioè a confronto il giudice disonesto e Dio: se un giudice cinico ed egoista, senza fede né legge, si decide a fare giustizia ad una povera vedova solo per togliersi il fastidio di una continua insistenza, a maggior ragione Dio Padre che è buono, risponderà prontamente alle preghiere di coloro che lo invocano. L’evangelista afferma la certezza dell’intervento divino, nonostante il ritardo sperimentato del suo intervento escatologico. Si percepisce nel racconto la questione del ritardo della Parusia che mette alla prova la pazienza degli eletti. Dio temporeggia, ma, assicura Luca, Egli farà giustizia entro poco.
4) il monito conclusivo di Gesù (v.8b).
Il racconto si chiude con una domanda di Gesù che vuole essere un monito per i suoi discepoli a perseverare nella fede, nell’attesa del ritorno glorioso del Signore. Il problema non è se l’intervento divino avverrà presto, ma se i credenti saranno pronti ad accoglierlo. Sebbene il momento del ritorno del Signore resti a tutti sconosciuto, è certo che Egli, alla fine dei tempi, tornerà e donerà la salvezza a tutti coloro che hanno avuto costanza nella fede. Dio interverrà e salverà, ma affinché questa salvezza si compia è indispensabile che l’uomo abbia la disponibilità alla fede. E’ necessario allora perseverare nella preghiera perché venendo meno questa non cessi anche la disponibilità ad accogliere il Regno.

 

Tracce di lavoro coi ragazzi

Le proposte di lavoro possono essere articolate su due incontri .
Materiale occorrente per il primo incontro
Schede preparate dal catechista, una Bibbia per ogni ragazzo, penne.
Svolgimento del primo incontro
Per capire cosa è una vita che non dimentica mai la preghiera basta guardare alla vita di Gesù: al posto cioè che la preghiera occupava nella vita del Signore, agli insegnamenti che Lui ci ha lasciato sulla preghiera stessa, al suo modo di pregare. Distribuiamo a ciascun ragazzo una scheda e invitiamolo a completare la parte “Gesù e la preghiera” facendo riferimento ai versetti di Vangelo citati, quindi dopo circa una mezzora condividiamo tutti insieme le risposte date e riflettiamo insieme sulle domande della seconda parte della scheda.

GESU’ E LA PREGHIERA

IO E LA PREGHIERA

 

Lc 4,16; Lc. 9, 28-29; Mt 14,23; Gv 17
Quanto tempo dedicava Gesù alla preghiera? Dove pregava Gesù? Pregava sempre da solo?

 

Lc 3, 21; Lc. 6, 12-13; Mt 1, 35; Mc 6, 41-46; Mc 15, 34; Gv 17.
Quando pregava Gesù? Pregava sempre e soltanto per sé stesso?

 

Mt 6, 5-15; Lc. 11, 9-13
Gesù della preghiera ha detto

 

La preghiera fondamentale di Gesù è:

 

Quanto tempo dedico alla preghiera? Dove prego di solito? Prego mai insieme agli altri? Se si quando?

 

 

 

Ho l’abitudine di pregare quando devo prendere decisioni importanti? Prego per le persone che mi vogliono bene? E per quelle che non mi amano?

Come prego di solito? Cosa vuol dire per me fare la volontà del Padre?

 

 

Materiale occorrente per il secondo incontro
Cartoncino bristol, pennarelli colorati, articoli e foto di quotidiani raccolti dal catechista riguardanti le problematiche dei ragazzi.
Svolgimento del secondo incontro
Dividiamo i ragazzi in piccoli gruppi e facciamoli scrivere una o due preghiere per ciascun gruppo, prendendo spunto dal materiale fornito dal catechista. Riportiamo poi tali preghiere e foto su un cartellone che potremo intitolare “Le nostre preghiere” e la domenica successiva alla Preghiera dei fedeli facciamo recitare ai ragazzi tali preghiere.


Segno

Consegnamo a ciascun ragazzo un cartoncino in cui sia riportato il seguente racconto (tratto da “Il libro degli esempi. Fiabe, parabole, episodi per migliorare la propria vita.” a cura di Pier D’Aubrigy, Piero Gribaudi Editore, Torino) con a seguire un versetto del Vangelo scelto dal catechista e diverso per ogni ragazzo.

Immagine

Dio non è un distributore automatico: il cristiano non prega perché Dio faccia la sua volontà ma per riuscire a uniformare la sua alla volontà di Dio.

 

Canto

Alla fine dell’incontro potremo cantare insieme ai ragazzi il canto seguente
 IL SIGNORE E’ MIO AIUTO
Alzerò i miei occhi verso i monti:
il mio aiuto da dove mi verrà?
Il mio aiuto verrà dal Signore
che ha fatto il cielo e la terra.

Il Signore è mio aiuto e mia forza;
la sua ombra mi proteggerà.

Non farà vacillare il tuo piede,
il custode non si addormenterà;
veglierà su di noi il Signore,
mio rifugio e mia difesa.

Il Signore è ombra che ti copre
ed il sole più non ti colpirà;
la tua vita il signore protegge,
ogni giorno, per ora e per sempre.

Copyright © omelie.org. Creato e gestito dallo staff di omelie.org