La torre
a cura di Oreste Gazzoldi
Testo della parabola
Luca 14,28-30
“Chi di voi, infatti, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolare la spesa per vedere se ha abbastanza per poterla finire? Perché non succeda che, quando ne abbia posto le fondamenta e non la possa finire, tutti quelli che la vedranno comincino a beffarsi di lui, dicendo: "Quest'uomo ha cominciato a costruire e non ha potuto terminare".
Contesto in cui viene narrata la parabola
La parabola che esaminiamo oggi più che una vera e propria parabola sono alcuni versetti noti come “il costruttore di una torre” (1) e ,forse più che di una parabola si può parlare di una similitudine.Il testo colloca nel capitolo 14 del Vangelo di Luca ,capitolo che tratta del viaggio di Gesù verso Gerusalemme.E’ sabato ed il Signore si ferma a mangiare a casa di un capo dei farisei.Il clima è particolare annotta l’evangelista “Gesù entrò di sabato in casa di uno dei principali farisei per prendere cibo, ed essi lo stavano osservando”,dopo alcune notazioni Gesù racconta una prima parabola e poi una seconda relativa al banchetto celeste. (Luca 14,7-24)Ripreso il cammino verso Gerusalemme, voltandosi verso la folla che lo seguiva,detta le condizioni della sequela , che sono perfettamente concordanti con quelle espresse negli altri Vangeli sinottici (Mt 10:37-39; 16:24-26; Mr 9:49-50),il cammino della sequela è duro e chiede rinuncie importanti ma porta all’amore misericordioso ed ad essere discepolo del Cristo .Il versetto precedente a quelli considerati oggi proclama : “colui che non porta la propria croce e non viene dietro di me,non può essere mio discepolo”E qui si innestano i versetti considerati in questa breve analisi :il significato letterario è ovvio e chiaro :prima di costruire una torre è necessario effettuare dei calcoli preventivi dei costi per portarla a termine,questo per ovviare a due problemi,l’incapacità di terminarla e la mancanza di dignità rispetto a chi ha assistito all’impresa incompiuta.
La parabola
Da questi versetti del Vangelo di Luca, si possono trarre due spunti.
Il primo, ci porta a riflettere sull’importanza di saper valutare le proprie capacità, attitudini o talenti, scoprendoli nel corso della crescita umana, come avviene per esempio nel percorso scolastico, dove ci si accorge di essere più portati per una disciplina, piuttosto che per un’altra, imparando allo stesso tempo, a sviluppare la forza di volontà, bilanciando le proprie lacune attraverso lo studio più intenso, e nel passare degli anni saper in tal modo, compiere scelte di vita che siano in linea con le proprie potenzialità. Quanto detto è valido anche per quel che riguarda la vita spirituale, dove il discernimento è più sottile e delicato: questo è il secondo spunto su cui ci soffermiamo. Il significato che ne possiamo desumere quindi, in seconda approssimazione ma forse in maniera più approfondita, è che se si vuole essere sicuri di portare a termine il proprio progetto di vita, si devono poggiare le fondamenta su Gesù, ponendoci in ascolto della sua voce, aderendo alla Sua volontà e mettendolo al primo posto. La sequela, se è reale, ci impone di mettere il Signore al primo posto anche quando la Sua strada ci porta su vie a noi sconosciute, e il suo progetto sulla nostra vita non corrisponde ai nostri pensieri e alle nostre proiezioni. Ricordate l’episodio della torre di Babele?Gli uomini dissero: ”Venite costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo, per non disperderci sulla terra” (Genesi 11,4)Il significato di tale episodio è chiaro:gli uomini hanno la possibilità di portare a termine i loro progetti,ma non possono giungere per mezzo di essi a Dio(cioè alla salvezza) proprio perché umani. L’episodio citato si conclude con il seguente versetto ”il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città”,(Genesi 11,8):sembra tutto finito!
Eppure il capitolo 12 della Genesi ,quindi quello immediatamente successivo, racconta di un nuovo rapporto fra Dio e gli uomini. la storia di Abramo,qui è Dio che prende l’iniziativa,chiamando Abramo:”Vattene dalla tua terra,dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre,verso la terra che ti indicherò” (Gen.12,1).
Dio chiama Abramo che risponde il suo “si” aderendo alla volontà di Dio.Il Signore conosce il progetto che porta alla salvezza,l’uomo deve seguirlo per mezzo della fede, altrimenti è tutto inutile (”se il Signore non costruisce la casa invano si affaticano i costruttori”.(salmo 126)
Questa a citazione dell’Antico Testamento serve per visualizzare, quindi, meglio i versetti considerati dalla nostra analisi. Subito vengono alla mente le parole del salmo 126 ”Se il Signore non costruisce la casa invano si affaticano i costruttori”.
Nostro compito è sicuramente costruire la torre ma seguendo sempre il progetto di Dio. Una torre che poggia le fondamenta sui dieci comandamenti, e si edifica mediante i sacramenti , la preghiera assidua ,e si realizza nell’amore per Dio e per i fratelli .
Tracce di lavoro coi ragazzi
Come al solito proponiamo un’attività che si svolge in due incontri.
Vogliamo lavorare coi ragazzi su quello che abbiamo evidenziato come primo aspetto della parabola nel primo incontro (conoscere e valutare le proprie capacità) e nel secondo incontro sull’altro oggetto della nostra riflessione (poggiare i propri progetti confidando in Gesù Cristo)
Preparazione primo incontro
Procurarsi il seguente materiale: 1 cestino per la carta, 1 pallina di gomma che stia nel palmo di una mano 1 foglio di carta per e una penna per ogni ragazzo/a.
Preparazione secondo incontro
Procurarsi il seguente materiale : 1 cestino per la carta, 1 pallina di gomma che stia nel palmo di una mano 1 foglio di carta per e una penna per ogni ragazzo/a.
1° Incontro : Saper conoscere e valutare le proprie capacità
Fare scrivere ad ogni ragazzo/a sul foglio il proprio nome,sapendo di avere a disposizione 10 possibilità,dichiarare quando il ragazzo pensa di poter riuscire a fare canestro con la pallina,se al 1°,al 2°…ecc.,oppure di non riuscirci,e scriverlo sul foglio. Passare poi al gioco,ponendo il cestino ad una distanza di circa 3 metri,ogni ragazzo/a proverà a fare canestro,quando vi riuscirà,scriverà sul foglio a quale tentativo vi è riuscito,oppure se non vi è mai riuscito,alla fine del gioco,ogni ragazzo/a,potrà fare una piccola riflessione scritta,considerando che lo scopo,non è di fare canestro per prima,ma cercare di saper valutare la propria abilità in tale gioco,confrontando la previsione,ed il risultato reale.
2°Incontro :poggiare i propri progetti confidando in Gesù Cristo
Prendere di nuovo il cestino e la pallina,ponendosi alla medesima distanza,ogni ragazzo/a portando la pallina sul palmo della mano,si incamminerà verso il cestino,ponendovi all’interno la pallina,constatando che tutti faranno subito centro,terminato il gioco,invitare i ragazzi ad una riflessione sul significato di tale gesto,facendo un commento scritto,o intavolando una libera discussione
Alla fine dell’incontro l’educatore rileverà che la pallina siamo noi,se rimaniamo uniti a Dio,Lui ci porterà sul palmo della Sua mano,sicuri verso la vita eterna.
Segno: Consegnare ad ogni ragazzo/a una pallina con scritto il proprio nome.
Immagine
Commentare coi ragazzi l’immagine proposta

Canto
Se il Signore non costruisce la città
Rit.: Se il Signore non costruisce la città,
invano noi mettiamo pietra su pietra.
Se la nostra strada non fosse la sua strada
invano, camminiamo insieme.
1. Cosa serve a noi lavorare tutto il giorno,
per costruire cose che non han valore,
non sono altro che gioie di un momento,
ma che poi svaniscono, svaniscono come il vento.
2. Cosa serve a noi piangere di dolore,
ridere di gioia, giocare con un fiore.
Dare il nostro pane, a chi muore sulla strada
se non speriamo solo nel suo amore.