SUSSIDIO
PER I CATECHISTI


 


Il ricco stolto

a cura di Cecilia Filippini

Testo della parabola
 
Luca 13,13-21

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice  o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi  lontani da ogni cupidigia perché anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse -, demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti!”. Ma Dio gli disse:  “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è  di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Contesto in cui viene narrata la parabola

La parabola è narrata nel capitolo 12, dopo le critiche rivolte con fermezza da Gesù ai Farisei ipocriti (Luca, 11, 27-53) nel capitolo precedente,  e si colloca significativamente al centro di una complessa catena di insegnamenti. 
All’inizio  del capitolo 12 infatti l’evangelista riporta  alcune istruzioni che il Maestro impartisce alla folla, ma soprattutto ai discepoli (Luca 12, 1-11), quindi, successivamente nella parabola, si forniscono ulteriori chiarimenti in modo ancor più efficace: Gesù ci indica  a quale tesoro l’uomo debba  aspirare (Luca 12, 33-34),  quale atteggiamento di  vigilanza sia da assumere (Luca 12, 35-40), quale “fedeltà”  si richieda (Luca 12,  41-48), e soprattutto  si sottolineano la portata   “rivoluzionaria”  del Suo messaggio (Luca 12, 49-53), la necessità di saper “discernere” il giusto (Luca 12, 54-57) e di riconciliarsi (Luca 12, 58-59).
La parabola perciò contrasta la convinzione che il benessere materiale costituisca una meta  da raggiungere e che sia un segno tangibile della benedizione divina.
 La vera “ricchezza” si fonda su altri tesori, poiché, come leggiamo al versetto 33, sempre nel capitolo 12, Gesù afferma: “Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma”, in armonia con  quanto leggiamo sempre in Luca nel  capitolo 18, versetto 22  (“Vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli”).

La parabola

Innanzi tutto, come in altri casi, “uno della folla” pone nelle mani di Gesù la risoluzione di un suo problema di carattere pratico-finanziario, in sintonia col fatto che i “maestri” si occupavano pure di dirimere controversie legali o questioni legate alla vita di tutti i giorni. Il Maestro, invece di rispondere, rifiuta tale funzione di “giudice e mediatore” in quell’ambito e racconta una parabola che ci sollecita a riflettere sul ruolo della ricchezza nella vita di un uomo. Ciò non risulta propriamente una novità, perché anche nell’Antico Testamento possiamo leggere della “vanità” del possesso sia nel Qoèlet  (passim) sia nel Siracide (11, 18-19), ma qui Cristo inserisce la riflessione in un quadro di ampio respiro  e ammonisce: “Fate attenzione e tenetevi  lontani da ogni cupidigia perché anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede”.
Ecco poi la breve e sintetica introduzione- antefatto: “La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante”.
La narrazione si interrompe subito per lasciare spazio ai pensieri dell’uomo protagonista, espressi sotto la forma di un soliloquio: “Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse -, demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti!”
Questo passo del vangelo appare, come molti altri nelle parabole di Gesù, estremamente interessante ed efficace nel tratteggiare la psicologia del personaggio, il quale parla  di sé  a sé  stesso, pensando che la propria “anima” possa ricevere esortazioni (“riposati, mangia, bevi e divertiti”) riguardanti comportamenti propri di un corpo e, come il corpo, acquisire un benessere materiale. Questo ricco è così concentrato sull’abbondanza delle sue ricchezze e del suo raccolto,  è così “materialista” da pensare che l’anima non sia diversa dal corpo, che essa abbia gli stessi bisogni del corpo. Non solo: egli non condivide con nessuno la sua ricchezza, non mostra nemmeno gioia, non ringrazia certo Dio per l’abbondante raccolto, rivela solo la preoccupazione di utilizzare al meglio esclusivamente per sé il benessere, senza pensare a condividerlo con altri.
Ecco poi che entra nella parabola un altro personaggio, addirittura Dio stesso, il quale è stato fino ad allora testimone silenzioso, e si rivolge direttamente al ricco, a chi non ha certo mostrato di considerarlo parte della sua vita: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”.

È interessante notare, a parere di chi scrive, che nella versione greca in corrispondenza di “vita”  troviamo, alla lettera,  nuovamente scritto  “anima”, quindi si comprende che lo “stolto” non ha compreso che la sua “anima”-“vita” non solo non ha quei bisogni che egli pensava ma che può essere reclamata da Dio all’improvviso. A tale proposito non è difficile trovare altri passi evangelici sul repentino sopravvenire della morte e sulla necessità della vigilanza (ad esempio Luca 21,34, oppure Matteo 24,42).
Particolarmente inquietante è poi  la  domanda che Dio pone all’uomo stolto: “E quello che hai preparato, di chi sarà?”; tu, uomo stolto perché egoista, non hai considerato come tutti i tuoi piani possano essere vanificati dalla morte e dagli eventi più svariati, che non sei in grado di prevedere e ai quali non puoi opporti?. 
A tale superiore domanda senza risposta si salda quindi la chiusa lapidaria: “Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio”. In essa viene ribadito che la morte, sempre  drammaticamente inaspettata, giunge inesorabile e spietata per chi focalizza la propria vita-anima sui beni materiali, in un’ottica egoistica, anziché arricchirsi presso Dio, con la carità-l’amore concreto per il prossimo.
Pare opportuno contrapporre alla figura del ricco stolto l’esempio dolcissimo della Madonna, che nello stesso vangelo di Luca (1, 46) fa parlare la Sua anima in modo mirabile: “L’anima mia rende grande il Signore”. Questo modello così alto è   ricordato anche nella penultima enciclica del papa Benedetto XVI (Deus est Caritas) in cui leggiamo: “Tra i santi  eccelle Maria, Madre del Signore e specchio di ogni santità. Nel Vangelo di Luca la troviamo impegnata in un servizio di carità  alla cugina Elisabetta, presso la quale resta “circa tre mesi” (1,56) per assisterla nella fase terminale della gravidanza. «Magnificat anima mea Dominum», dice in occasione di questa visita - «L’anima mia rende grande il Signore» - (Lc 1,46) ed esprime con ciò tutto il programma della sua vita: non mettere se stessa al centro, ma fare spazio a Dio incontrato sia nella preghiera che nel servizio al prossimo - solo allora il mondo diventa buono.”

 

Tracce di lavoro coi ragazzi

Al solito proponiamo di lavorare su due incontri
Preparazione per gli incontri

 

- Materiali occorrenti per il primo incontro:
Pennarelli, cartoncino bristol, colla, forbici, fotocopie della parabola in foglio A4 cosi predisposto :
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice  o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi  lontani da ogni cupidigia perché anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse -, demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti!”. Ma Dio gli disse:  “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è  di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Luca 12,13-21
1) Suddividi  in varie parti il testo  sottolinea quelle che ti sembrano  le parole chiave, i personaggi. Sollecitare quindi i ragazzi a riflettere sulla domanda con la quale Dio termina il proprio intervento nella parabola.
Domandare ai ragazzi quale sia il ruolo della ricchezza e del benessere nel mondo odierno, come invece ci si può “arricchire presso Dio”, e soprattutto con quali azioni concrete ciò possa essere possibile (aiutare il prossimo con le parole e con le opere, nell’ambito della famiglia, della scuola,  della società…)
2) Rispondi alle seguenti domande:
Che vuol dire essere ricchi? ___________________________________________

E’ importante essere ricchi ?__________________________________________

 

Perché è importante, per alcuni, nel mondo in cui viviamo possedere tanto e sempre di più? ___________________________________________________

 E’ giusto che esistano persone povere qui, dove abitiamo? E nel resto del  mondo?
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“Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio”.
Che vuol dire secondo te questa frase?Come ci si può “arricchire presso Dio”?
E soprattutto con quali azioni concrete puoi fare al fine che ciò possa essere possibile?

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Materiali occorrenti per il secondo incontro

Pennarelli, cartoncino bristol, colla e forbici, matite colorate, riproduzioni del dipinto del pittore olandese Rembrandt (1606-1669). Il ricco stolto, alla Gemäldegalerie di Berlino sistemate in una scheda A4 cosi preparata:


 

Quale momento della parabola è illustrato dal pittore? _____________________

Come si caratterizza il personaggio del ricco stolto?______________________

Come è vestito?____________________________________________________

A quale epoca lo riferiresti? __________________________________________

Quale espressione egli assume? _______________________________________

Qualeluce caratterizza il dipinto? ______________________________________
E’ un’illustrazione efficace? ____________________________________________

 

Svolgimento incontri

Primo incontro
Distribuire i fogli predisposti come descritto nella preparazione del incontro.
Leggere la parabola ai ragazzi.
Lasciare 25 minuti circa per rileggere il testo e compilare la scheda, fare leggere le risposte e successivamente condurre la discussione in modo da fare emergere il contrasto fra le ricchezze di questo mondo e di come invece ci si può “arricchire presso Dio”, e soprattutto con quali azioni concrete ciò possa essere possibile (aiutare il prossimo con le parole e con le opere, nell’ambito  della famiglia, della scuola, della società…) poi magari su un cartoncino bristol scrivere in bella grafia “Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio”, e poi tutte le espressioni che sono emerse di azioni concrete proposte dai ragazzi.
A fine incontro riprendere le schede compilate che verrano ridistribuite all’incontro successivo.

Secondo incontro
Distribuire i fogli predisposti come descritto nella preparazione dell’incontro.
Lasciare 25 minuti circa per compilare la scheda, fare leggere le risposte e successivamente  condurre la discussione in modo da fare emergere il significato del dipinto poi rileggere la parabola una volta ancora.. Poi alla fine dell’incontro invitiamo i ragazzi a disegnare la parabola. I disegni  possono venire affissi nell’aula di catechismo,indipendentemente dalla loro bellezza… oppure proponiamo il seguente segno.

Segno

Invitiamo i ragazzi a fare un proposito piccolo,concreto e realizzabile da effettuare nel prossimo mese che permetta di “arricchirsi presso Dio”

Canto

Evidenziando la gratitudine che dobbiamo a Dio per tutti i suoi benefici a conclusione degli incontri si può insegnare ai ragazzi il seguente canto,magari facendo notare che deriva da un salmo e quindi che la gratitudine che proviamo per Dio attraversa i secoli e la storia umana.

Benedici il Signore, anima mia 

Musica di Marco Frisina

Rit.: Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il Suo nome.
Non dimenticherò tutti i Suoi benefici,
Benedici il Signore, anima mia.

Lui perdona tutte le tue colpe e ti salva dalla morte,
ti corona di grazia e ti sazia di beni nella tua giovinezza.

Il Signore è buono e pietoso, lento all’ira e grande nell’amor.
Non conserva in  eterno il Suo sdegno e la Sua ira verso i nostri peccati.

Come dista oriente da occidente allontana le tue colpe,
perché sa  che di polvere siam tutti noi plasmati, come l’erba i nostri giorni.

Benedite il Signore voi angeli, voi tutti suoi ministri,
beneditelo voi tutte le Sue opere e dominî, benedicilo tu anima mia.

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