Per un maggiore approfondimento della Solennità del Corpus Domini rimandiamo alla scheda monografica che si trova andando sempre in questo sussidio a sinistra.
Corpus Domini
a cura di Liliana Gilli
Il contesto
Il Vangelo proclamato in questa domenica in è tratto dal Vangelo di Giovanni e precisamente corrisponde a Gv 6,51-58 ed è parte integrante del discorso nella sinagoga di Cafarnao.
Il capitolo 6 del Vangelo di Giovanni si compone di più parti parti: in particolare dal versetto 22 al 66 Gesù parla con la folla nella sinagoga di Cafarnao e si propone come Figlio di Dio, pane di vita, redentore dell’umanità; nei versetti seguenti dal 67al 70 troviamo il dialogo con i discepoli e la professione di fede di Pietro “Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna, noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio.”
I temi del Vangelo
Primo tema: il pane della vita
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il
Pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Papa Benedetto XVI così ha commentato in un’omelia pronunciata nel 2006:“Noi guardiamo l'Ostia consacrata, il tipo più semplice di pane e di nutrimento, fatto soltanto di un po' di farina e acqua. Così esso appare come il cibo dei poveri, ai quali in primo luogo il Signore ha destinato la sua vicinanza. La preghiera, con la quale la Chiesa durante la liturgia della Messa, consegna questo pane al Signore, lo qualifica come frutto della terra e del lavoro dell'uomo. In esso è racchiusa la fatica umana, il lavoro quotidiano di chi coltiva la terra, semina e raccoglie e finalmente prepara il pane. Tuttavia il pane non è semplicemente e soltanto il prodotto nostro, una cosa fatta da noi; è frutto della terra e quindi anche dono. Perché il fatto che la terra porti frutto, non è un merito nostro; solo il Creatore poteva conferirle la fertilità.
E ora possiamo anche allargare ancora un po' questa preghiera della Chiesa, dicendo: il pane è frutto della terra e insieme del cielo. Presuppone la sinergia delle forze della terra e dei doni dall'alto, cioè del sole e della pioggia. E anche l'acqua, di cui abbiamo bisogno per preparare il pane, non possiamo produrla da noi. In un periodo, in cui si parla della desertificazione e sentiamo sempre di nuovo denunciare il pericolo che uomini e bestie muoiano di sete in queste regioni senz'acqua – in un tale periodo ci rendiamo nuovamente conto della grandezza del dono anche dell'acqua e quanto siamo incapaci di procurarcelo
da soli.
Allora, guardando più da vicino, questo piccolo pezzo di Ostia bianca, questo pane dei poveri, ci appare come una sintesi della creazione. Cielo e terra come anche attività e spirito dell'uomo concorrono. La sinergia delle forze che rende possibile sul nostro povero pianeta il mistero della vita e l'esistenza dell'uomo, ci viene incontro in tutta la sua meravigliosa grandezza. Così cominciamo a capire perché il Signore sceglie questo pezzo di pane come suo segno. La creazione con tutti i suoi doni aspira al di là di se stessa ad un qualcosa di ancora più grande. Al di là della sintesi delle proprie forze, al di là della sintesi anche di natura e di spirito che in qualche modo avvertiamo nel pezzo di pane, la creazione è protesa verso la divinizzazione, verso le sante nozze, verso l'unificazione con il Creatore stesso”.
Secondo tema: l’incredulità dei giudei
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
I giudei non capiscono e non possono capire; la frase appena ricordata rompe con la cultura ebraica in cui la carne e il sangue devono essere separati: mentre la carne è la materia, il sangue è l’essenza vitale. Proprio in quanto il sangue rappresenta la vita, è proibito berlo e perfino toccarlo. Per millenni il contatto con il sangue altrui è fonte d’impurità. Per consumare la carne di un animale, deve esserne stato fatto defluire tutto il sangue. Opponendosi a questa tradizione, Gesù unisce la sua carne e il suo sangue in un unico mysterium. Non solo, parla di un pane che fa vivere in eterno, sostanzialmente sembrano ai loro occhi parole non chiare.
Terzo tema: il corpo ed il sangue di Cristo
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
La separazione tra sacro e profano, tra puro e contaminato, tra carne e sangue, viene abolita nella liturgia eucaristica. Gesù annuncia con essa la Risurrezione della carne, Sua e di coloro che lo seguiranno. La carne non va più separata dal sangue-vita, perché, risorgendo, essa stessa si fa sangue-Vita. Il Signore si offre come agnello immolato per la redenzione di ogni essere umano.
Spunti di lavoro con i ragazzi
Preparare tanti fogli con su scritta la sequenza (qui sotto riportata) quanti sono i ragazzi e distribuirla. Spiegare che la sequenza viene letta nella Messa del giorno del Corpus Domini fra la seconda lettura e il canto al vangelo.
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Leggerla lentamente, volendo a cori alterni. Fare silenzio per dieci minuti .
Chiedere ai ragazzi di rileggere una parola o una frase dalla quale sono stati maggiormente colpiti.
Sequenza
Sion, loda il Salvatore,
la tua guida, il tuo pastore
con inni e cantici.
Impegna tutto il tuo fervore:
egli supera ogni lode,
non vi è canto che sia degno.
Pane vivo, che dà vita:
questo è tema del tuo canto,
oggetto della lode.
Veramente fu donato
agli apostoli riuniti
in fraterna e sacra cena.
Lode piena e risonante,
gioia nobile e serena
sgorghi oggi dallo spirito.
Questa è la festa solenne
nella quale celebriamo
la prima sacra cena.
È il banchetto del nuovo Re,
nuova Pasqua, nuova legge;
e l'antico è giunto a termine.
Cede al nuovo il rito antico,
la realtà disperde l'ombra:
luce, non più tenebra.
Cristo lascia in sua memoria
ciò che ha fatto nella cena:
noi lo rinnoviamo.
Obbedienti al suo comando,
consacriamo il pane e il vino,
ostia di salvezza.
È certezza a noi cristiani:
si trasforma il pane in carne,
si fa sangue il vino.
Tu non vedi, non comprendi,
ma la fede ti conferma,
oltre la natura.
È un segno ciò che appare:
nasconde nel mistero
realtà sublimi.
Mangi carne, bevi sangue;
ma rimane Cristo intero
in ciascuna specie.
Chi ne mangia non lo spezza,
né separa, né divide:
intatto lo riceve.
Siano uno, siano mille,
ugualmente lo ricevono:
mai è consumato.
Vanno i buoni, vanno gli empi;
ma diversa ne è la sorte:
vita o morte provoca.
Vita ai buoni, morte agli empi:
nella stessa comunione
ben diverso è l’esito!
Quando spezzi il sacramento
non temere, ma ricorda:
Cristo è tanto in ogni parte,
quanto nell’intero.
È diviso solo il segno
non si tocca la sostanza;
nulla è diminuito
della sua persona.]
Ecco il pane degli angeli,
pane dei pellegrini,
vero pane dei figli:
non dev’essere gettato.
Con i simboli è annunziato,
in Isacco dato a morte,
nell'agnello della Pasqua,
nella manna data ai padri.
Buon pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi:
nutrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi.
Tu che tutto sai e puoi,
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli
alla tavola del cielo
nella gioia dei tuoi santi.
Poi rileggerla tutti insieme .
Immagine
Ecco l’immagine del Corpo e del Sangue di Cristo come la conosciamo... Scrive San Paolo
“Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo avere reso grazie, lo spezzò e disse: ”Questo è il mio Corpo che è per voi, fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo, dopo avere cenato, prese anche il calice dicendo: ”Questo calice è la nuova alleanza nel mio Sangue; fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me.” Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga”
(1Cor 11,23-26)
Ragioniamo coi ragazzi sul significato del memoriale, del Pane e del Sangue consacrati.

Segno
Il segno può essere un cartoncino ritagliato col disegno dell’ostia e del calice con scritto “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.”
Canto
Pane di vita nuova
Pane di vita nuova,
vero cibo dato agli uomini,
nutrimento che sostiene il mondo,
dono splendido di grazia.
Tu sei sublime frutto
di quell'albero di vita
che Adamo non poté toccare:
ora è in Cristo a noi donato.
Pane della vita, sangue di salvezza,
vero corpo, vero bevanda, cibo di grazia per il mondo.
Sei l'Agnello immolato
nel cui sangue è la salvezza,
memoriale della vera Pasqua,
della nuova Alleanza.
Manna che nel deserto
nutri il popolo in cammino,
sei sostegno e forza nella prova
per la Chiesa in mezzo al mondo.
Pane della vita…
Vino che ci dà gioia,
che riscalda il nostro cuore,
sei per noi il prezioso frutto
della vigna del Signo.