Ascensione del Signore
a cura di Marco Bardazzi
Il contesto
La celebrazione dell'Ascensione cade nel giovedì che segue la quinta domenica dopo Pasqua (40 giorni dopo Pasqua, il giorno di Pasqua è compreso nel conteggio dei 40 giorni); è quindi una festa mobile e in alcune nazioni cattoliche è festa di precetto riconosciuta a tutti gli effetti nel calendario civile.
Se ne trova traccia nei Vangeli di Marco, Luca e negli Atti degli Apostoli: quaranta giorni dopo la Sua resurrezione il Signore ascese al Cielo dal Monte degli Ulivi, sotto gli occhi degli apostoli.
E’ il momento solenne del distacco di Gesù dal suo popolo. Non sappiamo con precisione per quanti giorni Gesù sia rimasto con gli Apostoli dopo la Resurrezione. E’ stato con loro 40 giorni (At 1,3) raccontano gli Atti ma è probabile che il riferimento a questo numero sia puramente simbolico. I 40 giorni sono menzionati molte volte sia nel vecchio che nel nuovo testamento:
Gen 7,4: “farò piovere sulla terra per 40 giorni …”;
Es 24,18: “Mosè rimase sul monte 40 giorni e 40 notti …”;
Dt 10,10: “ero rimasto sul monte 40 giorni …”;
1Re 19,8: “Elia camminò per 40 giorni …”;
Mc 1,13: “Gesù rimase nel deserto per 40 giorni …”;
Per citare solo alcuni dei più significativi.
Se consideriamo alcune peculiarità del numero 40, scopriamo che viene annoverato anche tra i numeri di Harshad (numero intero positivo che è divisibile per la somma delle sue cifre). Tale termine deriva dal sanscrito “harsha” e significa “grande gioia”. Come quella degli Apostoli nell’avere ancora tra loro Gesù nella sua nuova natura.
Gli Atti mettono ben in evidenza che gli Apostoli non hanno compreso fino in fondo cosa sta accadendo: ancora si aspettano la ricostituzione del regno di Israele. Pur parlando direttamente agli apostoli, l’annuncio di Gesù è diretto più alle generazioni future che a loro. Infatti, Gesù indica chiaramente la missione della Chiesa fino al suo ritorno.
Dal momento della sua morte fino all’Ascensione, Gesù ha dato una testimonianza diretta e concreta del progetto di amore Dio per gli uomini, mostrando in anticipo agli Apostoli e a noi, la trasformazione dell’uomo nella sua natura umana perfetta: immortale ed eterna.
L’Ascensione al cielo di Gesù non deve essere pensata come un movimento verso un luogo ma piuttosto come un vero e proprio cambiamento di natura: un cambiamento che comporta anche il fatto che noi non possiamo vedere Gesù coi nostri occhi.
Dunque, teniamo ben fisso nella nostra mente che l’Ascensione celebra il "passaggio" di Gesù da una vita umana mortale ad una vita umana “divinizzata”.
L’Ascensione rappresenta l’esaltazione e la glorificazione di Gesù, segno e sigillo del compimento finale della sua missione.
I temi del Vangelo
I temi evidenziati dal Vangelo proclamato oggi, che corrisponde a Mt 28,16-20, sono essenzialmente quattro:
Il luogo: “andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato”
Marco dice soltanto che “il Signore fu elevato al cielo” (Mc 16,19), senza altre precisazioni. Luca ci dà qualche elemento nuovo: era “fuori della città, verso Betania” (Lc 24,50); e aggiunge che gli “Apostoli, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia” (Lc 24,51-52). Il ritorno fu dal monte degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato” (Atti 1,12). All’incirca un chilometro, cioè la distanza dalla cima del Monte degli Ulivi alle mura della Città.
Una volta all'anno, per la festa dell'Ascensione, i musulmani permettono ai cristiani di rimanere nel luogo santo, situato sulla cima del Monte degli Ulivi. Per un giorno intero, comprendente il pomeriggio della vigilia, la notte intera e il mattino del giorno festivo si celebrano i riti tradizionali in maniera ufficiale. Le diverse confessioni cristiane posseggono un loro altare fisso. I cattolici celebrano invece sopra un altare portatile all'interno dell'edicola situata al centro del recinto sacro.
In questo luogo, dove è ancora viva la memoria dell’orma, dove “si posarono i piedi del Salvatore per l’ultima volta”, vi sono alcuni ruderi del tempo dei crociati: un’edicola senza tetto – trasformata ora in moschea -, circondata da una chiesa ottagonale con portici, anch’essa aperta al cielo, per vedere “l’Ascensione del Signore” - mediante la quale Egli “entra nella sua gloria” (Lc 24,26) -, il suo ritorno al Padre, il suo trionfo totale.
Il potere: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra.”
Come un qualsiasi re, nell’atto di ricevere il possesso di un regno, si reca prima che in ogni altra città in quella che è capitale e metropoli del regno, così anche Cristo: insignito della signoria più ampia e di ogni diritto in cielo e in terra, per prima cosa prese possesso del Cielo e da lì, quasi a dimostrazione, effuse sugli uomini i doni dello Spirito Santo. Ma avendo scelto di regnare anche in terra, ha lasciato Sé stesso nel sacratissimo sacrificio dell’altare per essere unito perennemente al suo corpo: la Chiesa.
La missione: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni”
Lo Spirito Santo ci guida nella missione e ci fa vivere come è vissuto Gesù. Non nel senso di "ripetere" le sue stesse azioni, ma nel senso che noi viviamo con le stesse attitudini con cui ha vissuto Gesù. In sostanza, in noi lo Spirito Santo è come una guida che ci illumina ed una forza che ci spinge a vivere come Gesù. La conseguenza di questo tipo di scelta sarà: "e mi sarete testimoni". Chi vive come Gesù, ne diventa una immagine viva: appunto un testimone. Ecco la grandezza della nostra persona: siamo figli del Padre in Gesù e viviamo come Gesù (la tua scuola, il tuo gioco, la tua preghiera …). In attesa di stare con Lui per sempre nella gioia eterna.
Le ultime parole: “io sono con voi tutti i giorni”
Le ultime parole pronunciate da Gesù sulla terra sono state le seguenti: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo". Lo Spirito Santo fa sì che Gesù sia con noi e ci faccia compagnia tutti i giorni. Non dobbiamo più aver paura di niente perché Gesù ha vinto anche la separazione più tremenda: la morte. Ci farà compagnia in ogni momento della nostra vita, basta solo che noi lo vogliamo e cioè: “Spalancando le porte a Cristo!”
Spunti di lavoro con i ragazzi
Sarebbe bello orientare i ragazzi sulla dimensione eterna ed universale dell’Ascensione .
Questo avvenimento e la prospettiva della vita nuova che Gesù ha fatto vedere e toccare con mano ai suoi Apostoli. Eppure, per loro, è stato difficile lo stesso.
Se i nostri bambini/ragazzi riuscissero ad avere almeno una percezione della grandezza di questo evento, potrebbe essere l’inizio di una grande speranza e consolazione nelle avversità che potrebbero colpire anche le loro giovani vite.
Per lavorare con i ragazzi si può organizzare una attività , che preveda la condivisione e la testimonianza delle loro esperienze dirette, in occasione della perdita di una persona cara,visto che proprio davanti a questo evento sembra importante fare nascere la speranza....
Riferendoci ad alcuni dei temi del Vangelo, ognuno dovrebbe descrivere:
Luogo: che ricorda la presenza importante di una persona nella loro vita;
Missione: l’esempio che questa persona ha lasciato dietro di sé (insegnamenti, riconoscenza, stima)
Parole: parole e frasi pronunciate da questa persona quando era in vita e che ci ricordiamo bene;
Alla fine del lavoro individuale, organizzare un giro di tavolo e far raccontare da ognuno dei ragazzi la propria esperienza.
Alla fine, l’educatore dovrebbe reindirizzare la riflessione sul Vangelo della Domenica, contestualizzandola con l’esperienza degli Apostoli.
La fine dell’incontro dovrebbe concentrare il discorso sul tema del trionfo totale della vita sulla morte. Questo va sottolineato coi ragazzi è ciò che crede il cristiano:il Risorto ha sconfitto la morte e ci ha redento con il Suo sacrificio.
Curiosità:
A Firenze, il giorno dell’Ascensione, nel Parco delle Cascine si celebra la “Festa del Grillo”. Esistono diverse scuole di pensiero circa le origini di questa festa. Quella che desideriamo citare, descrive una festa legata ai riti primaverili durante i quali si eleggeva a protagonista il simpatico insetto canterino, ritenuto apportatore di gioie e di benessere.
Prima del 1999 (da questo anno non è più consentita la cattura dei grilli), veniva catturato dai “grillai” sui monti della Calvana vicino Prato. In particolare sul monte Cantagrilli.
Il giorno dell’Ascensione, le famiglie si recavano a mangiare sul prato delle Cascine e dalle bancarelle dei “grillai”, compravano il grillo (in genere solo i maschi perché le femmine non cantano) nella caratteristica gabbietta colorata. Poi veniva portato a casa e tenuto su una finestra o in terrazza. Ogni bambino provvedeva a nutrire i simpatici animaletti con piccole foglie di insalata fresca. Da parte loro, i grilli ricambiavano le attenzioni con la compagnia del loro canto. Dopo qualche giorno, venivano rilasciati nei campi vicino casa.
Immagine
Proponiamo due immagini: la prima è quella dell’Ascensione di Giotto di Bondone (Cappella degli Scrovegni, Padova - XIV° secolo).

Ascensione di Giotto di Bondone
La seconda è quella di un Discepolo di Andrei Rublev (Anni 1410-1420 c. - Galleria Tretjacov, Mosca)

Ascensione - scuola Andrei Rublev
Segno
Nella liturgia dell'Ascensione, letto il vangelo della Messa solenne, si spegne e poi si leva il cero pasquale per rappresentare la dipartita di Cristo dagli Apostoli e dagli uomini.
Lettura
Invece del canto si concluderà l’incontro con la lettura di queste parole del Papa Giovanni Paolo secondo dopo averne ricordato brevemente la figura ai ragazzi:
Spalancate le porte a Cristo!
Non abbiate paura di accogliere Cristo
e di accettare la Sua potestà!
Aiutate il Papa
e tutti quanti vogliono servire Cristo
e, con la potestà di Cristo,
servire l'uomo e l'umanità intera!
Non abbiate paura!
Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!
Alla Sua salvatrice potestà
aprite i confini degli Stati,
i sistemi economici come quelli politici,
i vasti campi di cultura,
di civiltà, di sviluppo.
Non abbiate paura!
Cristo sa cosa è dentro l'uomo.
Solo Lui lo sa!
Oggi così spesso l'uomo non sa
cosa si porta dentro,
nel profondo del suo animo,
del suo cuore. Così spesso è incerto
del senso della sua vita su questa terra.
E' invaso dal dubbio
che si tramuta in disperazione.
Permettete a Cristo di parlare all'uomo.
Solo Lui ha parole di vita,
sì, di vita eterna!
Giovanni Paolo II