Riflessione sulle Letture della Liturgia
8 dicembre 2003
Solennità dell' Immacolata Concezione

di  Nello Crescenzi

 

Chi di noi non ha fatto esperienza, almeno una volta, di un rimorso per qualcosa?

Ah, se non avessi agito così! Non c’è nessuno, penso, fra di noi che almeno una volta non si sia sentito in colpa per un gesto, una parola o un’azione.

E’ un’esperienza ricorrente e nel linguaggio quotidiano a volte sentiamo espressioni del tipo: “Per quel fatto mi rimorde un po’ la coscienza” oppure “Mi sento in colpa per quello che è successo”.

I due atteggiamenti estremi che possiamo assumere di fronte a una situazione del genere sono: o ce ne infischiamo autogiustificandoci in qualche modo oppure ci fissiamo e non riusciamo a venirne fuori. Spesso poi tendiamo a nascondere agli altri (e a volte anche a noi stessi) quanto abbiamo fatto per paura di essere giudicati male.

E’ la stessa esperienza che fa Adamo, il primo uomo –lo abbiamo ascoltato nella prima lettura- Adamo ha sbagliato, sa di aver disobbedito a Dio e si nasconde, perché ha paura del suo giudizio. Alla fine, interpellato da Dio, scarica la colpa su Eva, la quale a sua volta incolpa il serpente.

Più che sul peccato originale di Adamo ed Eva vi invito a soffermare l’attenzione sulla paura che Adamo ha di Dio e sul fatto che si nasconde.

La paura di Dio: ecco uno dei peccati più grandi. La paura che ci spinge a nasconderci, a chiuderci in noi stessi, a non aprire il cuore a Dio mettendogli davanti tutto quello che siamo, tutto quello che facciamo, le nostre gioie, le cose belle ma anche i nostri rimorsi e i nostri sensi di colpa, certi del fatto che Egli ci donerà in ogni caso la pace del cuore. E perché possiamo essere sicuri di questo?

Nel Vangelo abbiamo ascoltato il famoso brano dell’Annunciazione: il dialogo fra l’angelo Gabriele e la Madonna. Il saluto dell’angelo la turba perché Maria si sente definita come la “piena di grazia”; forse non si sentiva degna di un tale saluto, ma subito arriva a rassicurarla l’esortazione dell’angelo: “NON TEMERE. Hai trovato grazia presso Dio”, cioè Dio ha rivolto il suo sguardo di bontà su di te; NON TEMERE, perché fai parte del progetto di Dio da sempre; NON TEMERE, perché Dio è dalla tua parte e ti vuole dalla sua parte.

La Chiesa ha espresso questa piena comunione fra Dio e Maria, definendo la sua Immacolata Concezione, cioè che Maria venne preservata dal peccato originale; in sostanza, che la Madonna, quando venne concepita dai suoi genitori, fu sottratta all’influenza del mistero del male che dal peccato del primo uomo opprime l’umanità. E perché Dio le fece questo dono così particolare? In previsione del fatto che sarebbe diventata la madre di Gesù. E nel vangelo di oggi abbiamo davanti agli occhi proprio questa donna umile, che all’annuncio dell’angelo obietta: “Come è possibile? Non conosco uomo.” Maria era vergine, perciò non si capacita di come possa essere incinta. E subito arriva la parola rassicurante dell’angelo: “NULLA E’ IMPOSSIBILE A DIO”.

Fratelli e sorelle, anche al nostro cuore questa parola dell’angelo risuona dolce e rassicurante: “NULLA E’ IMPOSSIBILE A DIO”. E se ci portiamo dentro qualche problema o un desiderio, qualche intenzione di preghiera o un qualsiasi turbamento, lasciamoci rasserenare da questa parola: “NULLA E’ IMPOSSIBILE A DIO”. Mettiamoci con fiducia, senza paura e senza nasconderci, alla presenza del Signore; deponiamo davanti a Lui ogni nostra preoccupazione. Non voglio dire con questo che tutto andrà secondo i nostri piani, ma che, comunque, Dio avrà cura di noi. Ne siamo sicuri: come Maria, siamo nei progetti di Dio da sempre.

La storia di Maria e la festa di oggi ci fanno comprendere come Dio sia capace di farci dei doni ancora prima che glieli chiediamo; la sua provvidenza ci previene sempre e il suo amore è gratis, perché crea tutte le condizioni favorevoli alla felicità di ognuno di noi, ma non limita mai la nostra libertà. Maria stessa poteva dire di no, il dono di essere senza peccato originale le venne dato IN PREVISIONE MA NON A CONDIZIONE che dicesse di sì alla volontà di Dio su di lei.

Chi di noi ha dato qualcosa a Dio per primo? Il dono stesso della vita non l’abbiamo guadagnato, ci è stato dato! Può darsi che la nostra vita non ci piaccia più di tanto, come può darsi che ne siamo pienamente contenti. In tutte e due queste situazioni, le parole “NON TEMERE” e “NULLA E’ IMPOSSIBILE A DIO” risuonano diversamente, o per dire speranza o per dire ringraziamento; in entrambi i casi, per darci serenità e pace del cuore. E se in noi alberga ancora qualche amarezza, qualche rimorso o senso di colpa per il passato, non chiudiamoci in noi stessi, ma apriamo il cuore con fiducia alla Provvidenza del Signore, che non ci farà mancare ciò di cui abbiamo veramente bisogno, anche per il futuro, come accadde per Maria. Chiediamo la protezione di questa mamma di famiglia, che conosce le difficoltà, le gioie e i dolori della vita quotidiana; chiediamo che questa donna, santa e immacolata, umile e grande, preghi per noi, per le nostre famiglie, per tutte le nostre necessità e ci insegni a capire cosa significano per la nostra vita e a credere alle parole: “NON TEMERE. NULLA E’ IMPOSSIBILE A DIO” .